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Viano e Luzzara Una liaison artistica svelata da Gianolio

Pochi mesi prima di morire, cioè sul finire dell’anno scorso, il critico novantenne Alfredo Gianolio consegnò all’amico pittore Arnaldo Mercati un saggio sulla sua attività artistica. Quattro fogli...

Pochi mesi prima di morire, cioè sul finire dell’anno scorso, il critico novantenne Alfredo Gianolio consegnò all’amico pittore Arnaldo Mercati un saggio sulla sua attività artistica. Quattro fogli scritti a macchina, con alcune correzioni a mano, com’era nello stile dell’avvocato appassionato d’arte. Pensato per un futuro catalogo, il destino ha reso invece quel saggio l’inconsapevole addio di chi l’ha scritto: ora la Gazzetta di Reggio lo pubblica integralmente.

L’ULTIMO SCRITTO

ALFREDO GIAN ...

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Pochi mesi prima di morire, cioè sul finire dell’anno scorso, il critico novantenne Alfredo Gianolio consegnò all’amico pittore Arnaldo Mercati un saggio sulla sua attività artistica. Quattro fogli scritti a macchina, con alcune correzioni a mano, com’era nello stile dell’avvocato appassionato d’arte. Pensato per un futuro catalogo, il destino ha reso invece quel saggio l’inconsapevole addio di chi l’ha scritto: ora la Gazzetta di Reggio lo pubblica integralmente.

L’ULTIMO SCRITTO

ALFREDO GIANOLIO

L’insaziabile curiosità, la volontà di apprendere, portò il pittore Arnaldo Mercati di via Case Vecchie di Viano, a frequentare diversi ambienti, studi di pittori, sagre paesane e concorsi formandosi una cultura pittorica “sul campo”, lontano dalle accademie, cresciuta nei continui confronti dal vivo nella società, della quale l’arte era una delle varie modalità di esistenza e non sempre la più importante.

Tre furono le personalità molto diverse con le quali ebbe a lungo a confrontarsi: Matteo Romeo Bertolini, pittore e sindaco di Viano per 25 anni, dal ’50 al ’75; Arturo Bottazzi, dalle vertiginose raffinatezze espressive, e Pietro Ghizzardi, il pittore di Boretto che si era innamorato della montagna, ivi trasferendo e rigenerando emozioni padane.

Nel 1969 per iniziativa del sindaco Bertolini fu indetto il Premio di pittura “Viano”, una delle rassegne d’arte più importanti di quel periodo, cessata solo nel 1978, per essere venuto a meno tragicamente lo stesso sindaco. Della giuria fecero parte importanti personalità, tra cui Biason, Portalupi, Nocentini (direttore di Palazzo Strozzi), e alcuni reggiani come Fangareggi. Divenne in seguito presidente della giuria l’allora famoso pittore di Firenze, Pietro Annigoni, ritrattista della Regina d’Inghilterra. Parteciparono pittori di tutta Italia in numero elevato, sino a quota trecento.

Questa rassegna era “ricca” in quanto fu incrementata dallo sviluppo, anche in montagna e nel comprensorio di Viano, delle industrie ceramiche. Si poteva disporre di una quarantina di “premi-acquisto”, con in palio un milione di lire per il vincitore. Agli inizi partecipò anche Arnaldo Mercati, che ottenne un “premio-acquisto”, ma poi desistette per incompatibilità, essendo venuto a far parte dell’organizzazione. Parteciparono, “fuori concorso”, dando la loro adesione, artisti reggiani già affermati come Gino Gandini e Carlo Bazzani e anche l’ormai divenuto celebre naïf Pietro Ghizzardi, che Mercati andò personalmente ad invitare nella sua casa di Boretto, avendolo molto incuriosito.

Si era formato uno stretto rapporto tra la Bassa e la montagna, tra Luzzara e Viano, due importanti centri di attrazione artistica di rilevanza nazionale, pur nella loro diversa specificità, senza che fossero assenti elementi in comune. Poi lui si era affezionato alla nostra montagna e frequentava le sagre di paese. Era anche andato a trovare Mercati nella trattoria gestita da sua moglie Alba nelle vicinanze di Montalto. La battezzò “Bettolina” perché gli ricordava le bettoline che allora sorgevano lungo gli argini del Po o anche sui barconi. E questo nome le è rimasto.

Mercati frequentava lo studio dei pittori Achille Incerti, Carlo Bazzani, Attilio Bizzarri, in particolare e per anni quello di Arturo Bottazzi (Bibbiano 1902-1989), chiamato il “pittore casaro”. Aveva dovuto svolgere anche la lavorazione del burro e del formaggio, cogliendo attraverso i prodotti agricoli un più intimo rapporto con la natura, senza tuttavia allontanare la visione dell’arte tesa non come semplice rispecchiamento della realtà, ma approfondimento dei suoi aspetti poetici più intimi e celati. Arturo Bottazzi non era autodidatta, ma anzi nutrito di severi studi, essendo stato allievo, negli anni ’30, di Carlo Destri, pittore e scultore pisano trasferitosi a Reggio Emilia, che, nel paesaggio, si richiamava ad Antonio Fontanesi, punto di riferimento anche per Bottazzi.

Di Destri aveva potuto apprezzare l’affresco “Crocefisso con due Marie” nella chiesa della Madonna della Battaglia di Quattro Castella. In seguito, dal 1950 al 1955, frequentò assiduamente i corsi della Scuola d’Arte “Gaetano Chierici”. In occasione del centesimo anniversario della sua nascita, il Comune di Bibbiano gli dedicò una mostra antologica, che destò vasto interesse. «Lo apprezzai molto – mi ha dichiarato Mercati – perché il suo insegnamento andava ben oltre le materie pittoriche. È stato per me un “maestro di vita”. Ma era talmente personale il suo stile, specialmente nel rappresentare l’atmosfera che avvolge le montagne sino a sfumature di rarefazione coloristica astratta, che non lo seguii nel suo percorso, essendo il suo modo si sentire troppo diverso dal mio». I veri maestri infatti non pretendono di essere imitati ma vogliono portare allo scoperto e decantare le qualità ancora inespresse dell’allievo.

I temi e i soggetti di Mercati sono opposti a quelli di Bottazzi. Il paesaggio è colto nella sua corposa determinatezza e con semplificazione volumetrica, come in “Neve della conca di monte Duro”, in “Partono i greggi”, “Ritorno alla stalla”, “Calanchi”. Nei ritratti va oltre la semplice somiglianza fisica per cogliere, con simboliche evidenze, emotive caratterizzazioni. Come nel ritratto del pittore, artigiano e sindaco di Viano Romeo Matteo Bertolini, esposto, in suo ricordo, nella sala consiliare.

Negli autoritratti ama sbizzarrirsi presentandosi nelle fogge più diverse: montanaro, pittore, sterratore, persino cardinale. Anche i più semplici oggetti, quelli di uso comune nella montagna di un tempo, rivestono la dignità di soggetti per l’arte: “Polenta sul fuoco”, “Sedia e fagiano”, “Polenta e bottiglia”. Ma la sua pittura va oltre queste quotidiane e realistiche rappresentazioni dense di sensazioni ataviche.

«Si avvale – ha scritto la storica dell’arte Aurora Marzi nella presentazione al catalogo “Artisti reggiani al Museo Cervi (2003)” – di un linguaggio realistico ed espressionista per rappresentare contenuti sociali, calati nella storia e nella realtà quotidiana. “La Tragica Notte di San Giovanni, rievocazione drammatica ma realistica dei martiri della rappresaglia nazista della Bettola, piccolo borgo di Vezzano, sintetizza efficacemente la poetica artistica di Mercati, che inchioda i suoi personaggi nella loro veste storica, con una grafia disegnativa che va dal tragico al grottesco. Egli aderisce alle scene di vita concedendo un margine alla fantasia con la consapevolezza di voler esprimere, seppur a tinte forti e fantastiche, un messaggio molto chiaro: vivere significa saper resistere ed essere, uniti tutti insieme contro il male”. Con queste motivazioni l’ opera di Mercati ha vinto nel 2001 il premio Sant’Ambrogio d’oro, patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Milano».

Mercati stimolò il sindaco Matteo Bertolini a collegare, attraverso l’arte, Viano con Luzzara. Il Premio di Viano comprendeva anche una sezione di pittori naïf, i più meritevoli dei quali acquisivano il diritto di partecipare alla rassegna luzzarese. Tra questi il pittore di Roteglia Samuele Palladini, una cui opera, “Il mugnaio”, venne premiata e acquisita dal locale museo. «Vi era stata un’evoluzione nell’arte naïve – dice Mercati – in quanto non esistevano più certi leggendari personaggi alla Bruno Rovesti, appartenenti ad un’epoca ormai superata, mentre si erano fatti avanti altri pittori che, pur non essendo culturalmente inquadrabili, e mantenendo una carica di ingenuità, dimostravano di essere in possesso di tecniche anche sottili e raffinate. Quindi presi la decisione di partecipare al Concorso dei naïfs di Luzzara ed ebbi la gradita sorpresa di ottenere l’ambito riconoscimento della “Parete”, vale a dire la possibilità di esporre un’intera serie di mie opere. Conseguentemente feci una mia mostra personale alla Galleria Modigliani di Milano, in quanto il gallerista, originario di Suzzara, l’anno precedente aveva apprezzato i miei quadri a Luzzara e quindi mi rivolse “l’invito ad esporre nella capitale lombarda”».

Mercati conclude con un appello condivisibile: «Luzzara deve continuare il percorso culturale e artistico iniziato da Cesare Zavattini e dal sindaco Renato Bolondi con il Premio nazionale delle arti naïves. Animati dallo spirito di Zavattini, sempre alla ricerca di nuove realtà umane e sociali, occorre allargare il Premio a livello europeo, o addirittura mondiale, valorizzando anche l’arte degli africani, degli asiatici, degli indiani, dei sudamericani per stabilire un confronto fra le manifestazioni artistiche spontanee delle varie etnie. Il che sarebbe anche un contributo per la pace». —

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