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Il clavicembalista toscano Francesco Corti protagonista nel parco del Mauriziano

L’INTERVISTA REGGIO EMILIANon si può dire che il clavicembalista toscano Francesco Corti non abbia una personalità spiccata. Una caratteristica che palesa attraverso le sue interpretazioni così...

L’INTERVISTA

REGGIO EMILIA

Non si può dire che il clavicembalista toscano Francesco Corti non abbia una personalità spiccata. Una caratteristica che palesa attraverso le sue interpretazioni così profonde e inappuntabili, ma anche quando si trova a scegliere cosa suonare e in che modo combinare le musiche dei suoi programmi.

E a questo proposito, ci dice che per i recital ama concepire un percorso i cui brani siano racchiusi da un elemento che lega tutti i pezzi. Questo avverrà anche per la sua ...

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L’INTERVISTA

REGGIO EMILIA

Non si può dire che il clavicembalista toscano Francesco Corti non abbia una personalità spiccata. Una caratteristica che palesa attraverso le sue interpretazioni così profonde e inappuntabili, ma anche quando si trova a scegliere cosa suonare e in che modo combinare le musiche dei suoi programmi.

E a questo proposito, ci dice che per i recital ama concepire un percorso i cui brani siano racchiusi da un elemento che lega tutti i pezzi. Questo avverrà anche per la sua esibizione di mercoledì al Mauriziano, ore 21.30, per Soli Deo Gloria.

Corti che nel 2006 si vede assegnato l’ambitissimo primo premio al XVI Concorso Bach di Lipsia, è già stato apprezzato dal pubblico reggiano qualche anno fa, alle prese con un recital dedicato a Domenico Scarlatti. «Nucleo centrale del concerto di mercoledì – racconta il clavicembalista che oltre ad essere concertista è docente in Svizzera alla prestigiosa Schola Cantorum Basiliensis – è l’ultimo brano “Cento Partite sopra Passacagli” di Gerolamo Frescobaldi. Le altre musiche eseguite prima di questa si riconducono alla genialità del compositore ferrarese (ancora poco considerato) vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII, attivo a Roma “Cento Partite sopra Passacagli” e che costituisce uno degli esempi più significativi della maestria e dell’inventiva frescobaldiana nell’arte di variare un tema, in questo caso ben cento volte, con sempre nuovi spunti armonici, contrappuntistici e ritmici. Frescobaldi influenza i musicisti della sua epoca, non solo quelli della sua cerchia ma anche coloro che operano a Napoli».

Come si sviluppa il programma del suo concerto al Mauriziano?

«Si parte da un “classico”, da Palestrina, il principale rappresentate della “Scuola Romana” la cui “Ricercata del Tono Primo” presenta un impianto vocale di tipo contrappuntistico; segue un brano del francese Giovanni De Macque collaboratore Carlo Gesualdo a cui deve molto della particolarità della sua scrittura così strana e avanguardistica. In contrasto con Palestrina, la musica di Michelangelo Rossi è decisamente bizzarra, mentre della medesima generazione troviamo Pasquini e Storace, del quale eseguo la celebre “Ciaccona”. Non poteva mancare di certo Scarlatti; ma l’elemento di diversità per questo programma è costituito da Ligeti, musicista ungherese scomparso nel 2006. Tuttavia il legame con gli altri compositori esiste: sta nel fatto che il suo brano è stato scritto per uno strumento storico, uno strumento “piccolo” di tipo italiano e guarda caso è una passacaglia, una forma basata sulla ripetitività variata».

Frescobaldi è una sorta di figura chiave della storia della musica di quel periodo.

«All’epoca, quanto a virtuoso della tastiera, non troviamo nessun’altra figura. A questo proposito, si può dire che dal punto di vista storico c’è un prima e un dopo Frescobaldi. Egli ha cristallizzato tutte le forme musicali diffuse in quell’epoca, ma eccelleva nella Toccata e la sua personalità ha certamente influenzato Bach che ha copiato molti suoi pezzi».

Come si può definire lo stile frescobaldiano?

«Frescobaldi immette nel repertorio quelle novità che venivano sperimentate a livello vocale. Per questo cercava di piegare le forme caratteristiche perché potessero contenere modalità espressive nuove. Il brano che eseguirò in alcuni punti tanto è astratto che pare musica contemporanea. Devo confessare che è stressante da suonare ma meraviglioso, in quanto rivela l’irresistibile genialità dell’autore. Frescobaldi viene facilmente dimenticato anche perché è impossibile da suonare sul pianoforte: questo a mio avviso è una fortuna! ... Sta di fatto che non ha senso».

Il fatto che lei è italiano costituisce un valore aggiunto per il suo stile interpretativo?

«No, anche perché allora i compositori non avevano un concetto nazionalistico: i musicisti viaggiavano in un’Europa che sul piano musicale non aveva confini. E questa idea va rispettatata! Anche adesso se pensiamo a coloro che si dedicano alla musica antica e ai vari gruppi, è facile che i componenti provengano da diversi Stati, in quanto i contatti avvengono “ad personam”. Così le opportunità di lavoro possono essere anche “casuali” come è successo a me con Jordi Savall o Marc Minkowski leader dei Muciciens du Louvre, con i quali collaboro e che da qualche tempo mi invitano anche come direttore d’orchestra». —