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Ghirardini: «Suono gli autori della mia epoca, è una scelta»

Il clarinettista chiuderà domani pomeriggio la rassegna concertistica al Core Al suo fianco il grande pianista Andrea Rebaudengo con cui collabora da tempo 

REGGIO EMILIA. Prima di essere un clarinettista di prim’ordine, è un musicista speciale e, prima ancora, un personaggio carico di ironia, decisamente antiretorico. Quando lo si incontra, Mirco Ghirardini, appare anche pacato, schivo ma mostra, quasi sempre, un accattivante sorrisetto. Domani alle 17.30, insieme al grande pianista Andrea Rebaudengo, chiuderà la rassegna 2018 di Donatori di Musica al Core (all’Ospedale Santa Maria Nuova, terzo piano, Oncologia), organizzata in collaborazione con la Casa Musicale Del Rio. In programma la Sonata n.2 op.120 di Brahms e la Sonata Humana dell’americano Derek Bermel; da qui il titolo del concerto “Suonare Umano”.

«Affascina – ci spiega Mirko Ghirardini – questa Sonata brahmsiana, scritta quando oramai aveva smesso di comporre. Nel 2015 l’abbiamo presentata a Reggio Emilia poi incisa in cd; è stato Mario Vighi ad interessarsi e a spingerci a farlo. Con Andrea Rebaudengo collaboriamo ormai da parecchi anni sulla musica di oggi, quindi questa Sonata di Brahms è stata un’eccezione. Mi ci sono dedicato anche per offuscare pensieri del tipo “guarda Ghirardini ha inciso 25 dischi di musica contemporanea…vuol dire che non è capace di suonare la musica del periodo classico /romantico...”».

E la Sonata Humana?

«L’ho scoperta tramite Carlo Boccadoro, raffinato conoscitore della musica americana. È stato lui a dirmi: “Tu che sei clarinettista prova a guardare questa musica per clarinetto scritta da un clarinettista (Derek, ndr)”. La Sonata, composta per clarinetto basso e pianoforte, dal carattere leggero e divertente, sembra che si faccia sberleffo delle cose. Non c’è molto repertorio per questo strumento e a noi (a me e Rebaudengo) è piaciuto studiarla ed eseguirla e per il luogo dove siamo giovedì va molto bene. L’abbiamo presentata la prima volta al Festival Aperto del 2015».

Non hai mai fatto il “donatore di musica”?

«Per me è la prima volta, invece Rebaudengo l’ha fatto ancora. Sono contento di essere stato coinvolto, e il fatto che accada a Reggio Emilia… tanto meglio».

La sua scelta per la musica d’oggi avviene su molti fronti.

«Con l’Ensemble Sentieri Selvaggi di cui sono presidente e con Icarus di Reggio. I Sentieri a Milano hanno una propria stagione all’Elfo. Il direttore artistico Carlo Boccadoro programma da vent’anni l’attività musicale. Io ci sono arrivato per caso, sostituendo una persona già al primo concerto, poi sono rimasto. A differenza di molti ensemble che cambiano sempre musicisti, noi siamo sempre gli stessi sei musicisti, per questo il gruppo è cresciuto molto: dietro alle nostre interpretazioni si può trovare un comune sentire».

Molto del suo essere musicista lo deve al suo insegnante del Peri, Gaspare Tirincanti.

«Con lui oltre ad amare lo strumento, ho imparato a conoscere e la musica nei suoni aspetti diversi: dal liscio, al jazz, alla musica contemporanea. Da sempre ci ha fatto capire che la musica di oggi è importante, in quanto uno strumentista deve suonare la musica della sua epoca. A volte viene visto come un ripiego, ma nel mio caso è stata una scelta… per altro ho suonato in orchestre blasonate (vedi quella della Scala) il repertorio sinfonico più conosciuto».

Suona tutti i tipi di clarinetti, quindi anche il piccolo (quello acuto)?

«Nell’Usignolo (il gruppo che da sempre accompagna i “Pignagnoli Ballabili”) suono solo il piccolo. Il gruppo è un’altra cosa bella nata a Reggio sulla falsa riga dei Concerti a Fiato della famiglia Cantoni di Barco della fine dell’800, Fabio Codeluppi è il trascrittore ufficiale e dal 2003 abbiamo fatto un sacco di cose collaborando con Paolo Nori, Ugo Cornia, Daniele Benati, Ermanno Cavazzoni e facciamo spettacoli che portiamo in giro».

Adesso con L’Usignolo sta incidendo “Il trovatore ballabile”.

«Sì è la trascrizione dell’opera di Verdi nello stile ballabile, la musica si presta. Suoniamo l’opera intera, ma diciamo anche la trama. Lo facciamo a modo nostro, tanto è impossibile da raccontare, sfido chiunque. E così tutto risulta molto divertente: figuriamoci viene

bruciato un figlio per errore! Mario Vighi era grande amico dell’Usignolo. Adesso se n’e andato, ed è una cosa bruttissima... Il 1° luglio riceveremo un premio a Imola per valorizzazione del repertorio popolare. Ne siamo molto orgogliosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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