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Ferretti: «Saga equestre La compagnia è sciolta»

Nel futuro dell’ex Cccp la collaborazione con gli Ustmamò 

REGGIO EMILIA. «A primavera la libera compagnia è, dato di fatto, sciolta». Poche parole che annunciano la fine di un’esperienza peculiare, quella di Saga, il teatro equestre “barbarico” portato avanti da Giovanni Lindo Ferretti a Collagna, vicino alla sua Cerreto Alpi, e protagonista di tanti spettacoli in Italia e in Europa. E a Reggio, ovviamente, ospitato in diverse occasioni come spettacolo residenziale ai chiostri di San Pietro, sfruttando il grande cortile interno della struttura in f ...

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REGGIO EMILIA. «A primavera la libera compagnia è, dato di fatto, sciolta». Poche parole che annunciano la fine di un’esperienza peculiare, quella di Saga, il teatro equestre “barbarico” portato avanti da Giovanni Lindo Ferretti a Collagna, vicino alla sua Cerreto Alpi, e protagonista di tanti spettacoli in Italia e in Europa. E a Reggio, ovviamente, ospitato in diverse occasioni come spettacolo residenziale ai chiostri di San Pietro, sfruttando il grande cortile interno della struttura in fase di recupero. E di recente passato anche in un altro suggestivo luogo cittadino, la Reggia di Rivalta.

La sede operativa era in un vecchio allevamento lungo la strada che da Collagna porta a Vaglie, una casa trovata dopo tanto girovagare ed una sfortunata permanenza in un vecchio complesso a Comano, in una bellissima zona dell’Appennino toscano, in provincia di Massa. Collagna era diventata “casa” e aveva ospitato, oltre ovviamente ai tanti animali al centro del progetto, anche cavalieri e artisti arruolati per i vari spettacoli o inviati dalle loro scuole a perfezionarsi alla corte di Ferretti e soprattutto di Marcello Ugoletti, espertissimo maestro equestre collagnese. Era lui a coordinare la parte legata allo spettacolo con i cavalli, su cui poi interveniva Ferretti, con le sue declamazioni, le sue letture e le sue canzoni, a volte intonate su basi e a volte affiancate da strumentisti “live”. Fra questi musicisti, un altro reggiano eccellente, il maestro di strumenti tradizionali Paolo Simonazzi.

Il cammino era iniziato nel 2010 con le prove generali, la Corte transumante di Nasseta, che già dal nome richiamava antiche tradizioni appenniniche di passaggi stagionali e di uso dei cavalli. Nasseta è la località nell’alto corso del Secchia in cui si insediarono i primi abitanti della zona, quelli che poi crearono i vari paesi, da Busana sino a Cerreto. Da lì, si sono alternati uomini ed animali, viaggi e collaborazioni inevitabilmente incentrate su Ferretti, tutt’ora seguitissima icona multigenerazionale, non certo appannaggio dei soli “fedeli alla linea”. Le polemiche sulle controverse posizioni politiche, documentari, ospitate in luoghi bellissimi come Palazzo Te a Mantova e il festival di Sarzana hanno segnato il viaggio di una corte molto complessa. La logistica, per uno spettacolo simile, è ovviamente complicata, a partire dal trasporto e dall’ambientamento dei cavalli, e ogni allestimento era una piccola impresa.

Poi il logorio, a partire dai rapporti umani forse provati da un’esperienza che richiede contatto costante fra gli attori principali. E oggi, annunciati da due testi rievocativi di Ferretti sul sito della sua fondazione, l’addio: «La compagnia si scompone. Le stalle in solitaria disciplina. Santa Lucia in San Pietro dei Chiostri, canto monotono di premura. Inverno. Neve, opere e omissioni ben in evidenza come impronte. Parole sospese tra gelo e piombo. A primavera la libera compagnia è, dato di fatto, sciolta».

E ora? Ferretti ha già diverse tappe live con il progetto “A Cuor Contento”, in compagnia degli Ustmamò Luca Rossi ed Ezio Bonicelli. Di più per ora non è dato sapere.

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