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L’opera “Sandrone soldato” in scena dopo cento anni

Fu scritta tra il 1917 e il 1918 dall’ufficiale Angelo Ruozi Incerti, internato a Rastatt. Sarà rappresentata a Guastalla dopo la “prima” nel campo di prigionia tedesco

GUASTALLA. Alla rassegna “Il Cortile” che si svolge in estate nel cortile della biblioteca di palazzo Frattini, verrà allestito e rappresentato il copione della farsa in due atti per burattini “Sandrone Soldato” ovvero “Per la più grande Italia”, scritta tra il 1917 e il 1918 nei campi di prigionia di Rastatt e Celle (Germania) da Angelo Ruozi Incerti, ufficiale dell’esercito italiano nato a Bibbiano.

L’opera fu poi trascritta a Cellelager (Hannover) in un quaderno dal suo compagno amico Giuseppe Denti. A rappresentarla sarà l’associazione Mirni Most che ha un profondo legame con il mondo dei burattinai e del teatro di figura e ritiene lo spettacolo dei burattini uno straordinario mezzo di comunicazione per propagandare valori come la pace e la non violenza oltre al valore storico artistico dell’opera andata in scena solo una volta cento anni fa, nel lager.

In occasione di “Radupo” – il raduno di burattini sulle rive del Po, organizzato da 15 anni a Guastalla in memoria di Otello Sarzi – tre burattinai, Maurizio Mantani, Elis Ferracini e Sara Goldoni, si sono impegnati a rappresentare “Sandrone Soldato” con la preziosa consulenza del Centro Studi Grande Guerra nella persona di Carlo Perucchetti.

L’ufficiale Angelo Ruozi Incerti ha scritto il testo in due momenti diversi: la prima parte è stata scritta nella prigione di Friedrichfeste (Rastatt) nel novembre del 1917 a seguito della sconfitta di Caporetto; la seconda, composta nel novembre e dicembre del 1918 a Cellelager, descrive la sconfitta dell’Austria e la fine della guerra.

Ciò non impedisce alla “farsa” di essere unitaria nel tono, nel linguaggio e nei contenuti, anzi nella seconda parte si trovano le situazioni più significative e le parole più forti e pensate dell’intera opera. Il sottotitolo “Per la più grande Italia” riprende tale e quale il titolo del libro di Gabriele D’Annunzio che contiene i discorsi tenuti nel “radioso maggio” del 1915 e in particolare quello tenuto a Quarto, presso Genova, il 4 maggio 1915 che, rievocando la partenza dei Mille di Garibaldi, coincise con una delle più grandi manifestazioni interventiste nell’imminenza della guerra italo-austriaca.

I personaggi di Ruozi Incerti sono nettamente divisi tra negativi e positivi e il giudizio su di loro è irrevocabile: non deve stupire se, alla fine del racconto, positivi risulteranno soltanto Sandrone e inaspettatamente il soldato austriaco. Il protagonista Sandrone, maschera e burattino molto amato, appare come un contadino rozzo ma furbo che riesce, anche se maltrattato, a superare tutte le difficoltà grazie alla sua vivace e concreta intelligenza. Tuttavia il “Sandrone” di Ruozi Incerti acquista un approfondimento psicologico del tutto nuovo rispetto alla tradizione ed è in grado con il suo buon senso istintivo di non piegarsi di fronte alle ingiustizie che pure subisce.

Di fronte alla tragedia della guerra smaschera i toni esaltati e nazionalisti del Duce (il generale Luigi Cadorna) e del Vate, cioè Gabriele D’Annunzio. Su di loro il giudizio di Ruozi Incerti è impietoso. Di essi emergono soltanto la ristrettezza di idee e la vuotaggine retorica del linguaggio. Nella seconda parte dell’opera appaiono altri personaggi di minor rilievo come il capitano Spavento: il soldato coraggioso a parole e pauroso nei fatti e l’imboscato, che è sfuggito spesso con l’inganno al reclutamento e alla guerra e che è anche il padrone e lo sfruttatore di Sandrone.

Infine il generale in cui è facilmente riconoscibile Armando Diaz, che sostituì Cadorna come Capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano dopo Caporetto. I nemici sono L’Alemanno, il tedesco e l’Austro, chiamato da Sandrone, “Tugnìn”, secondo una diffusa denominazione popolare non priva di una venatura di umorismo; entrambi sono presentati secondo stereotipi nazionalisti e si esprimono con un linguaggio che ha l’evidente scopo si suscitare il riso negli spettatori. Ma il “Tugnìn” nella seconda parte acquista un ruolo drammatico e perde gli elementi comici che lo caratterizzavano per assumere una dolente dignità umana. Il testo ha una ricchezza di idee e di sentimenti rara in opere di questo genere ed è caratterizzato da alcuni elementi che ne costituiscono la struttura portante.

Questa la squadra: Antonio Campanini produttore (associazione MirniMost-Un Ponte per la pace di Guastalla); Maurizio Mantani, burattinaio, scenografie, costumi, scultura burattini; Elis Ferracini, burattinaio, entrambi della compagnia Fema Teatro; Ferruccio Filippazzi, voci registrate e consulenza alla regia; Brina Babini, scultura e colorazione burattini; Sara Goldoni, costruzione marionette da tavolo (burattinaia ); Sandra Pagliarani, costumi (burattinaia); Viola Mattioni, violoncello; Irene Battaglia, canto. Partner Centro studi Grande Guerra di Sant'’lario;

museo “Il nemico era come noi” di Bibbiano, Istoreco e Movimento “Nonviolento” di Reggio Emilia.

Lo spettacolo di burattini “Sandrone Soldato” sarà replicato il prossimo autunno anche a Sant’Ilario e a Bibbiano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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