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Nella terra dei sogni negati con gli occhi di Ermanno Foroni

La mostra antologica del reggiano fino al 24 giugno alla banca Albertini Syz Un viaggio tra gli ultimi con immagini più forti di ogni parola

REGGIO EMILIA. Tra le tante mostre di Fotografia Europea due certamente meritano di essere viste – e fors’anche riviste – prima della chiusura definitiva.

E non solo per la qualità delle fotografie in mostra. La prima è quella del fotografo friulano Elio Ciol presso il battistero e la Curia Diocesana (di cui abbiamo già parlato sul nostro giornale) e l’altra è “Le terre dei sogni negati” di Ermanno Foroni.

Quest’ultima resterà aperta fino al 24 giugno presso la banca privata Albertini Syz, in via Roma 8 ed è visitabile in orario di ufficio. Salvo qualche apertura straordinaria, come è avvenuto sabato scorso con una visita guidata dallo stesso autore. Brasile, India, Bangladesh, Yemen, Bolivia, Afghanistan, Kenia, Madagascar, Congo, Sierra Leone, Saharawi, sono le tappe fotografiche di questa continua ricerca di Ermanno Foroni, iniziata nel 1986, di raccontare gli ultimi.

Reportage che diventano altrettanti capitoli della mostra “Le terre dei sogni negati”. Quasi un’antologica del lavoro trentennale di questo fotografo reggiano che ha la capacità di cogliere e rendere con i suoi scatti (a volte istintivi e rubati, altre volte più riflettuti e cercati), la quotidianità delle popolazioni che lo ospitano e lo accolgono e in cui ha la capacità di mimetizzarsi.

Una mostra di fotografie che per i temi trattati è stata probabilmente collocata in un cercato e voluto contrasto con gli spazi che la ospitano, come è uno dei più prestigiosi palazzi storici reggiani occupato dagli uffici della Banca Privata Albertini Syz. Sarà pur vero, come scrive il critico Massimo Mussini nel catalogo edito da Corsieroeditore e che accompagna la mostra, che Ermanno Foroni in questi anni ha modificato il proprio modo di fotografare, diventando più riflessivo. Di certo il suo occhio diretto e sensibile, schermato – come ama sottolineare lo stesso Foroni – dalla macchina fotografica, gli consente di cogliere l’essenza di quello che vuol raccontare, senza mai perdere di vista la composizione fotografica, valorizzata poi dai tagli che sanno far rendere al meglio i suoi scatti.

Le fotografie esposte, in uno studiato mix di bianco e nero e colore, raccontano la difficoltà di vivere il quotidiano delle numerose popolazioni con cui Foroni è entrato in contatto, attraverso i volti di uomini, donne e soprattutto dei tanti bambini che spesso compaiono nelle sue fotografie.

Quasi fossero (e lo sono spesso in quelle realtà) gli ultimi degli ultimi e coloro a cui vengono negati non solo i sogni ma le stesse possibilità di una vita dignitosa. È una mostra bella da vedere ma che al tempo stesso fa riflettere perché davvero le immagini di Foroni sono più forti di ogni parola.

E ha ragione Massimo Mussini quando nel catalogo scrive: «Il massimo della sintesi comunicativa, (di Foroni ndr) ci è offerta dai ritratti senza enfasi dei mutilati di Sierra Leone, che

con la sola forza dell’evidenza realistica mettono in chiaro la folle violenza perpetrata su persone inermi, colpevoli soltanto di essere potenziali elettori contrari al regime in carica. Senza le mani, infatti, non si riesce a votare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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