Quotidiani locali

Città del Lettore Turisti in fila per cibarsi di libri

Prima serata sold out con oltre 500 presenze tra alberi parlanti e parole da riciclare 

REGGIO EMILIA. E poi, un anno dopo, torni a visitare la stessa città. Un po’ per nostalgia. Un po’ per curiosità. E scopri che è ancora capace di sorprenderti ed emozionarti. Divertendoti. Anche perché la Città del Lettore, in un anno, ha visto aumentare i suoi abitanti, ma soprattutto si è inventata nuovi luoghi e inconsuete suggestioni. E, di conseguenza, i turisti arrivano sempre più numerosi e si mettono con il sorriso in coda aspettando che i cancelli si aprono e la città prenda vita. Con un gong.

È accaduto lunedì sera, con oltre 500 turisti affamati di cultura che si sono dati appuntamento al liceo scientifico Moro per la prima delle quattro serate in cui città ideale e città reale s’incontrano. La scuola, con il suo immenso giardino botanico, si trasforma in una città fuori dal tempo e dallo spazio dove l’unico tempo che conta è quello della lettura e dell’ascolto. Mappa alla mano, perché senza ci si potrebbe anche perdere, ogni turista è libero di vagare tra luoghi surreali e misurarsi con sogni indicibili, perché in questa Città l’impossibile diventa possibile... per esempio liberarsi dei fardelli troppo pesanti o degli affanni quotidiani. Certo, la magìa è a tempo, quindi è meglio non perderne.

Cosa si fa quando per la seconda volta si visita la stessa città? Solitamente si va alla ricerca di nuove suggestioni ma può capitare che la nostalgia ci riporti nei luoghi che ci hanno fatto battere il cuore. E allora non resta che abdicare alla prudenza e lasciarci guidare dal desiderio.

Come non farsi conquistare dagli alberi parlanti? Che sia un pino e un platano, hanno tanto da raccontarci. E come non restare incantati davanti alla vite, al fascino di Dioniso e a un bicchiere di Barbera? E poi le poesie appese agli alberi che ci attirano inesorabilmente come serene tentatrici. Ma anche in questa città surreale il tempo passa inesorabile e il desiderio ti porta ad andare avanti, sempre più avanti, fino a quando t’imbatti nella raccolta differenziata delle parole. Un “gioco” interattivo al quale è impossibile non partecipare. Dopo avere scelto le “nostre” parole di plastica, fragili, elettriche e ingombranti, e averle imbucate nelle relative cassette, ci avviciniamo agli studenti-operatori della raccolta differenziata. Qui, nei rispettivi bidoncini, troviamo le parole buttate alle quali possiamo dare nuova vita. Si possono “sorteggiare” sei parole e, con quelle, costruire una frase che sarà poi appesa a una cancellata. Bypassiamo dolorosamente l’ufficio postale dove è possibile inviare lettere agli abitanti della città, l’asta degli oggetti romanzeschi, l’agenzia 500 viaggi, e al Pit Stop Bar (gestito con professionalità dagli studenti del Motti) arriviamo lunghi. Ma non ci siamo persi la Fabbrica del Libro, parodia della celeberrima Fabbrica di Cioccolato. Tre gli step. Entriamo in bosco virtuale (sul maxi schermo un groviglio di alberi e sullo sfondo il cinguettio degli uccellini) dove i mastri cartai ci invitano a indossare un grembiule e a mettere le mani in pasta. Poi siamo condotti negli spogliatoi dove due “operaie” sono intente a rilegare volumi non ancora scritti. Ma è il momento del rancio: gli operai si avviano verso la mensa e ci invitano a seguirli. Prendiamo il nostro piattino e ci mettiamo in fila: sui fornelli due pentoloni. Come primo oggi viene servito Moravia, con o senza sugo. Come secondo possiamo scegliere tra Baricco e Zola: optiamo per il primo. Ci sediamo al nostro posto con due pallottole di carta. Le apriamo e assaggiamo “Non sanno parlare” di Moravia e “Novecento” di Baricco. Intanto gli operai si lamentano: sempre gli stessi piatti, mai che ci servano un Ungaretti o un Montale. Si spengono le luci e sul grande schermo appare il presidente della Fabbrica con il suo messaggio: il settore è in crisi, bisogna comprare più libri.

Siamo agli sgoccioli... e corriamo in Tribunale. Qui, si tiene l’istruttoria n.37: esposto del signor K in merito a soprusi subiti. L’imputato è “Davanti alla legge” di Franz Kafka. L’accusa vuole bruciarlo, la difesa chiede che sia rimesso nella biblioteca del Moro. Si vota. Il libro è salvo.

E ora in cortile per il gran finale: letture, balli, musica, e il discorso del sindaco, che però ha dimenticato il discorso a casa, quindi accumula una serie infinita di eccetera eccetera. E ora i ringraziamenti. Con il

regista artefice deus ex machina, il professor Daniele Castellari, acclamato dalla folla. Ca-stel-la-ri, Ca-stel-la-ri, Ca-stel-la-ri. Il tifo è unanime e anche la dirigente Mariacristina Grazioli si associa per poi concludere con un sorriso: «Ma poi mi ridate la scuola?».



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