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Mastronardi colora il lavoro dei campi

Il pittore in mostra al Palazzo Ducale di Castelnovo Monti fino al 1° maggio

CASTELNOVO MONTI . Le scuderie del Palazzo Ducale di Castelnovo Monti accolgono, fino al 1° maggio, una ricca collezione d’opere del pittore reggiano Carlo Mastronardi. Quadri che fanno rivivere, con un tuffo nel passato, il mondo contadino che l’artista ha impresso nella mente. Si tratta di una rievocazione di ciò che avveniva nei campi a metà Novecento. Compito affidato a 12 olii e 12 pastelli che immortalano gli attrezzi usati in quei giorni dai vecchi contadini: trattori, carri agricoli, torchi, ora racchiusi in quadri di 170 per 170 che impressionano per la forma e soprattutto la forza dei colori.

Mastronardi, che abita a Rubiera dove è approdato nel 1989, è nato a Pepotto (Udine) e ha insegnato per decenni all’Accademia delle Belle Arti e al Liceo Artistico di Bologna. Raggiunta la pensione, si è poi dedicato anima e corpo alle espressioni artistiche, realizzando numerosi quadri che ha donato ad enti ed istituzioni e che ha prodotto anche per estimatori stranieri che lo chiamano ad arricchire le loro esposizioni. La sua memoria è saldata in particolare alle immagini infantili, quando osservava con stupore, meraviglia e soggezione, le grandi trebbiatrici sulle quali sudavano gruppi di coloni avvolti da volute di polvere. È “pittura vera” che si veste di forti tinte rosse e nere che fanno rivivere i suoi primi passi nel mondo dell’espressione artistica. «Nella tenuta del Conte Spalletti a San Donnino di Casalgrande – racconta Mastronardi – ho visto all’opera una trebbiatrice moderna e ho notato la profonda trasformazione subita dall’attrezzo di lavoro e quindi il mutamento nell’opera del contadino». Anche lui è cambiato. Un tempo, fino ai primi anni Duemila, usava solo il nero e il grigio; ora la sua tavolozza è variegata ma le porte delle sue case contadine restano concetti reali e conservano invariato il fascino

del passato. «I colori – spiega – me li regalano le stagioni». La mostra è accompagnata da un catalogo che si apre con una presentazione dell’assessore alla cultura di Castelnovo Monti, Emanuele Ferrari, e con un’analisi firmata dal critico Sandro Parmiggiani. (l.v.)



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