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Fotografia Europea, Walter Guadagnini: «Ora siamo un punto di riferimento»

Reggio Emilia, il curatore del festival: «I punti fermi? Continuità, qualità e bellezza degli spazi» 

REGGIO EMILIA. Chi meglio di Walter Guadagnini, storico curatore dell’evento, ci può introdurre nel cuore di Fotografia Europea 2018? Detto fatto.

Fotografia europea è alla tredicesima edizione. Come è cresciuta e quali sono i valori aggiunti anno dopo anno?

«Fotografia Europea è nata con l’ambizione di essere un appuntamento importante nel panorama fotografico italiano, con il tempo si è trasformata nel Festival italiano con la effe maiuscola, è diventato il punto di riferimento di un intero mondo fotografico, grazie a tre elementi: la continuità, la qualità delle proposte e la bellezza degli spazi espositivi, unita al coinvolgimento di tutta la città».

Come si è arrivati al tema di quest’anno? È stata una scelta condivisa o ha trovato le resistenze di qualcuno? Qualche retroscena “piccante”?

«Da un lato nella maniera più scontata possibile, vale a dire riflettendo sulle ricorrenze del ‘68 e su quella dell’anno precedente, la Rivoluzione russa. Dall’altro ci si è arrivati attraverso un confronto, per la prima volta, con il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, che è sicuramente un valore aggiunto rispetto al passato. Potersi confrontare con intellettuali come Marco Belpoliti o Vanni Codeluppi, con storici dell’arte come Marzia Faietti e Gerhard Wolf garantisce una fondamentale pluralità e profondità di visioni, che penso si legga anche nel programma del Festival di quest’anno. Mi spiace, ma finora siamo andati d’amore e d’accordo, vediamo se riusciamo a litigare nella scelta del tema della prossima edizione…».

Quale, nel corso degli anni, il tema che ha raccolto maggiori consensi?

«Sono ormai talmente tanti che è difficile rispondere. Per rimanere alle ultime edizioni, sicuramente il tema della Via Emilia ha avuto un riscontro notevolissimo, persino superiore alle attese. Allo stesso tempo, tra le singole mostre, ricordo l’antologica di Ghirri come un successo importante. Cito non a caso questi due esempi, perché sono la dimostrazione di come temi e figure che nascono in loco possano diventare di interesse nazionale e persino internazionale, e la conferma che la qualità della proposta rimane l’arma più efficace per avvicinare il pubblico, e non solo quello degli specialisti».

Festival di fotografia nascono come funghi ovunque: in cosa si differenzia quello reggiano?

«È la qualità dell’insieme che funziona: anche in altri festival ci sono bellissime mostre, ma è solo a Reggio Emilia (almeno in Italia) che tutte le sedi espositive hanno uno standard museale, e anche quando si tratta di sedi recuperate per l’occasione (penso alla Banca d’Italia quest’anno), sono allestite con una tale cura e professionalità da diventare luoghi affascinanti di per sé. È un aspetto importante, perché valorizza le opere che sono esposte».

Circuito Off divide i reggiani. Per qualcuno è un’esperienza positiva perché offre a tutti la possibilità di partecipare all’evento; per altri ne appiattisce il valore qualitativo.

«Sostenere che il Circuito Off appiattisce il valore qualitativo del Festival è come dire che le partite domenicali di milioni di appassionati di calcio sminuiscono il valore della serie A, è vero esattamente il contrario. Senza il Circuito Off Reggio Emilia non sarebbe così coinvolta nell’evento, e l’evento non sarebbe così coinvolgente per chi viene da fuori. È evidente che si tratta di due livelli diversi, ma questo è chiaro a tutti, partecipanti e pubblico».

L’impressione è che Fotografia Europea trasformi Reggio nella capitale europea della fotografia nei tre giorni d’apertura… e che poi cali il sipario.

«Non è esattamente che cali il sipario, continua ad esserci un buon afflusso di pubblico anche nei weekend successivi, sebbene in misura minore. Certo, inutile nascondersi, Reggio non è Arles, un luogo al centro di un’area di straordinaria attrazione turistica indipendentemente dal Festival, che non fa altro che rinforzare questa attrattività, traendone contemporaneamente beneficio. Proprio per questo si è creata la sinergia con le altre grandi realtà attive in Emilia Romagna sul fronte fotografico, da Ravenna a Bologna a Modena fino a Parma, proprio per allargare il bacino di utenza e aumentare ulteriormente l’offerta non solo fotografica, ma culturale e diciamo pure turistica. D’altro canto stiamo cercando di allungare la durata del Festival creando occasioni di incontro anche durante il resto dell’anno: la committenza a Francesco

Jodice durerà un anno, e il pubblico avrà la possibilità di seguirne l’evolversi in vari modi».

Ho tempo per vedere una mostra, quale scelgo?

«La più vicina, tanto sono tutte bellissime !». (c.c.) (m.r.)


 

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