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In mostra anche i “gioielli” del centro storico

Il festival è l’occasione per visitare la Banca d’Italia, il Vescovado, il Battistero e anche Villa Zironi, modello di eclettismo 

REGGIO EMILIA. Il maresciallo Antonino Zizzo non c’è più. Al suo posto, sull’ultimo gradino della scalinata che porta all’ingresso della Banca d’Italia, c’è una ragazza che indirizza verso la biglietteria.

Lo storico palazzo che si affaccia su piazza Martiri del 7 Luglio, infatti, quest’anno è una delle sedi di Fotografia Europea. Un tendone nero impedisce al visitatore di vedere subito il cuore della mostra, la videoinstallazione di Mishka Henner dal titolo “Seven seas and a river”, e contribuisce a creare un po’ di mistero: come sarà la banca, adesso che banca non è più? In realtà le meraviglie del palazzo continuano a restare nascoste: gli otto schermi di Henner – posizionati in cerchio, come a ricordare la Terra – si trovano nella sala che era già aperta al pubblico, circondati dagli sportelli ancora numerati (l’impressione è che, da un momento all’altro, un impiegato si sporga: il prossimo!). Forse gli unici ambienti sconosciuti sono quelle stanzette a lato dell’ingresso, con soffitti incorniciati e stucchi decorativi, dove si trova il lavoro in fieri di Francesco Jodice (a lui il compito di ideare un progetto che sarà mostrato alla città un po’ alla volta, coprendo un anno intero, fino alla prossima edizione di Fotografia Europea).

A lasciare a bocca aperta è invece il Battistero. L’edificio del XII secolo, caratterizzato da una pianta a croce latina, ospita una sezione della mostra “Il soffio della storia” di Elio Ciol.

L’importante affresco con Battesimo di Cristo, eseguito da Francesco Caprioli nel 1497-98 (con la probabile collaborazione del milanese Cesare Cesariano per la parte architettonica) e la vasca battesimale in marmo rosso di Verona con formelle in marmo (1494) dialogano in modo quasi sovrannaturale con le fotografie, in bianco e nero, dell’artista friulano. Il consiglio è quello di approfittare del festival di Fotografia Europea e lasciarsi invadere dal silenzio mistico del luogo: sembrerà un paradosso, ma fuggire dal rumore della città e rifugiarsi tra i campi innevati e le chiese mangiate dalla nebbia di Ciol, è rigenerante.

E, già che ci siete, mantenete l’attenzione, girate l’angolo e proseguite la mostra nel Vescovado. Per la prima volta la diocesi di Reggio partecipa al Festival, e riserva grandi sorprese: non solo la dimora del vescovo è appena stata restaurata, ma l’ufficio di monsignore Camisasca è stato usato come spazio espositivo. Il percorso – sempre firmato da Elio Ciol, grande amico del vescovo – inizia nell’ampio e meraviglioso scalone: l’ascesa è ritmata da gigantografie di Palmira (testimonianze di una storia che è stata spazzata via e non tornerà più). La mostra termina nell’ufficio del vescovo: scrivanie, librerie e mensole sono occupate da fotografie che Elio Ciol ha scattato a Pier Paolo Pasolini, suo conterraneo e amico, dagli anni della “Academiuta di lenga furlana” fino al suo funerale.

Imperdibile è Villa Zironi, un gioiello degli anni ’20 che si affaccia su viale Timavo e via della Racchetta. Riconoscibile per la fontana – dove un elefante sguazza in compagnia di animali acquatici – la villa è un esempio perfetto di eclettismo: modelli rinascimentali e variazioni liberty si alternano nella composizione, lasciando spazio a decorazioni in stile tardo rinascimentale toscano. All’interno “The archive you deserve”, omaggio a Lorenzo Tricoli, artista milanese recentemente

scomparso: ritagli di giornale, video, macchine per scrivere, composizioni di libri fanno da contraltare a soffitti a cassettone e pavimenti d’epoca, mobili antichi e lampadari spioventi. Accumulo fuori, accumulo dentro. Tutto da scoprire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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