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«Le nostre Stagioni non tradiscono l’originale»

Marco Bronzi, violinista dell’Ensemble dei Salotti Musicali Parmensi stasera nella chiesa di San Filippo

REGGIO EMILIA. Attira sempre quando in cartellone di concerti, leggiamo “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi, tra i pezzi più amati del repertorio classico. «E anche per questo spesso e volentieri, dal punto di vista interpretativo, viene forzato», spiega Marco Bronzi, violino solista dell’Ensemble dei Salotti Musicali Parmensi che con questo capolavoro si esibiscestasera alle 21 nella chiesa di San Filippo, nell’ambito della stagione della Far-Studium Regiense. «Noi non usiamo le corde di budello e non facciamo come molti che spinti dal volontà del recupero filologico hanno anche abusato: perché guidati dall’impulso di “rinnovare” la musica barocca, arrivano a stravolgerla. Diversamente, a proposito delle Stagioni abbiamo scelto di studiarne l’interpretazione basandoci sullo studio del testo originale e di una prassi plausibile». In ogni caso la caratura dei musicisti che compongono l’ensemble, tutti di primo piano della scena musicale italiana che vantano prestigiose collaborazioni, costituisce la garanzia circa la qualità della lettura. Oltre a Bronzi, primo violino e concertatore, l’Ensemble è costituito da Antonio De Lorenzi e Ners Coppetta (violini), Pietro Scalvini (viola), Luca Franzetti (violoncello) e Marco Vincenzi (clavicembalo).

«Claudio Scimone – racconta Bronzi – direttore dei Solisti Veneti con i quali suono da anni, afferma che Vivaldi è un compositore frainteso, in quanto non si tiene conto del suo lavoro operistico e proprio lo stile, il modo di trattare i cantanti tipico di un’aria accompagnata si ritrova nel concerto solistico di cui per altro egli ne è l’inventore! Quindi un concerto per violino come può essere una delle Quattro Stagioni si può paragonare ad un’aria sopranile al quale l’autore dedica cadenze, variazioni. Parimenti, il violino deve suonare con il massimo virtuosismo ma anche la massima espressività. Così si recupera lo spirito gusto, senza pensare di stupire per stupire. Per fare un esempio, l’inizio della Primavera e quello dell’Autunno presentano delle note ribattute che normalmente vanno eseguite velocissime e staccate. Ma il medesimo incipit della Primavera lo troviamo in una cantata profana per coro che chiaramente non la può eseguire staccata e velocissima, la voce ha dei limiti fisiologici… infatti il coro utilizza una sorta di declamato infinitamente più espressivo. E perché non fare così? Ci siamo detti!». Poi c’è un altro aspetto che Bronzi, docente e vice direttore del Conservatorio di Bolzano e fratello del noto violoncellista Enrico, vuole rimarcare e riguarda l’ambiente in cui Vivaldi lavorò: «Venezia è stata immortalata nelle pitture dei maestri che vi lavoravano attraverso un uso spinto

del colore e la musica di Vivaldi nasce dai quei colori cangianti e dall’acqua. Non si può suonare Vivaldi senza conoscere l’arte veneziana, e noi abbiamo studiato le Stagioni cercando di tenerlo in considerazione. Speriamo che chi ascolta possa cogliere le intenzioni».



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