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«Un antidoto contro la disumanizzazione»

Così Farinelli, direttore della Cineteca, su “Visages, villages”

REGGIO EMILIA. Domani sera il direttore della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli, presenterà il film di Agnès Varda e JR, “Visages, villages”, al cinema Rosebud.

Il film, dopo aver ricevuto grande consenso allo scorso festival di Cannes vincendo il premio “L’Oeil d’or” e agli Oscar, ottenendo la nomination nella categoria miglior documentario, ora arriva anche in Italia, distribuito proprio dalla Cineteca.

Agnès Varda, che compirà 90 anni a maggio, ha alle spalle una lunga carriera da regista e proprio quest’anno ha ricevuto l’Oscar alla carriera, mentre JR, classe 1983, è un fotografo franco-tunisino. I due hanno intrapreso un viaggio attraverso la Francia alla ricerca di quei volti e villaggi che danno titolo al documentario, luoghi e persone da riprendere con la tecnica del collage fotografico che ha reso famoso JR: immagini gigantesche che, applicate sui muri, diventano murales. Tra villaggi spopolati e incontri inattesi, gli autori raccontano la vita e le storie di persone semplici. E lo fanno con quello spirito di libertà e leggerezza tipico della Nouvelle Vague che Agnès Varda ha adottato all’inizio della sua carriera e che non ha mai abbandonato, facendo di “Visages, villages” un inno alla gioia di vivere.

Farinelli, direttore della Cineteca, ci ha parlato del film in attesa di venire, domani sera alle 21, al Rosebud.

Che film è “Visages, villages”?

«La più bella definizione l’ha data Agnès Varda: è un antidoto contro la difficoltà dei nostri tempi, contro la disumanizzazione. In un mondo in cui siamo sostituiti dalle macchine e i rapporti tra persone si fanno sempre più deboli, i due artisti attraversano la Francia per incontrare persone comuni, vere: donne, uomini, contadini, postini, baristi, allevatori… è un film che riscopre la felicità del dialogo, in un presente che ha perso la capacità di conoscersi davvero».

Perché distribuirlo?

«Ci è sembrato un film veramente originale, diverso dagli altri, e quindi abbiamo deciso di farlo. Ci siamo detti: non solo grandi classici del passato, ma anche film che lasciano traccia nel presente. Perché questo è un film che diventerà un classico. Fa pensare alla situazione contemporanea e allo stesso tempo dà un messaggio senza tempo: insegna a riflettere sulla fortuna che abbiamo, vivendo, e sulle sorprese della vita».

È un film o un documentario?

«Senza dubbio un documentario: il caso è il motore del film. JR e Varda girano il paese facendosi guidare dal caso e lo fanno con una sensibilità unica, straordinaria».

Per JR “Visages, villages” è il primo film, mentre Varda ha cominciato nel 1955 ed è la prima volta che lavora assieme a un altro artista. Si sente la distanza generazionale tra i due?

«Da un lato, nonostante i 55 anni di differenza, non si sente perché è un lavoro alla pari. Dall’altro sì, perché è uno sguardo plurale, polifonico. Due persone così diverse e così simili allo stesso tempo, che riescono a mettere insieme una riflessione sociologica, affrontando grandi questioni. Ma che allo stesso tempo lo fanno con un tono ironico, leggero. Anche per questo motivo lo consiglio ai giovani».

Come ci può aiutare, secondo lei, il cinema oggi?

«Il cinema non può certo cambiare il mondo, ma ha il potere, come del resto tutta l’arte, di farci vedere le cose in modo diverso. È uno sguardo essenziale

per vivere, e in Italia dovremmo esserne ancora più consapevoli. Questo è un periodo fortunato per il cinema, nel nostro paese e nel resto del mondo. Basti pensare alle proposte che abbiamo visto agli Oscar. Per questo è fondamentale portarlo avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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