Quotidiani locali

Festeggiati i 200 anni di Fontanesi

La vita dell’artista reggiano tratteggiata da Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei 

REGGIO EMILIA. “Buon compleanno professor Fontanesi” è il titolo del “racconto” fatto dalla direttrice dei Musei Civici di Reggio Emilia Elisabetta Farioli, per ricordare e fare conoscere ai reggiani il noto pittore Antonio Fontanesi, che ieri avrebbe compiuto 200 anni. La sala “scultore reggiano il Clemente” della galleria Parmeggiani, che ospita tra le opere anche “La solitudine” dell’artista reggiano, è stato il luogo ideale per rivivere le tappe fondamentali della vita di Fontanesi e analizzare in maniera approfondita il suo stile.

Antonio nacque in via Dante Alighieri a Reggio Emilia nel 1818 da una famiglia modesta, primo di sei fratelli, visse nella nostra città per 30 anni e non ebbe una carriera facile fin dagli albori; fu infatti sempre definito come un “nemo profeta di patria” e difficilmente fu capito dal pubblico e dalla critica, tanto da negargli la cattedra alla scuola di prospettiva – l’attuale liceo artistico Chierici – e uno studio privato per dipingere vicino all’isolato san Rocco. Il suo maestro fu Prospero Minghetti e, da come si può facilmente evincere dai suoi quadri, l’influenza di Minghetti lo accompagnerà per tutta la vita. Antonio Fontanesi aderì con forza al movimento romantico, caratteristico di tutto l’Ottocento, pur dando una sua impronta del tutto particolare. Quando si parla di lui infatti non si può non identificare un marcato chiaro-scuro, una pittura accademica resa però articolata dalla veridicità delle emozioni che ha sempre ricercato nella natura. Persona dall’animo inquieto per avere nuovi stimoli passò un periodo in Svizzera, a Ginevra, dove stinse forti legami artistici e si unì a Giuseppe Mazzini. Fu proprio in questo periodo e grazie ai successivi viaggi a Parigi, Londra e infine a Tokyo che poté avvicinarsi sempre più alla bramata verità di ciò che veniva dipinto, liberando così un’intima creatività. L’orizzonte, i giochi d’acqua, l’attenzione alla luce, le scene di pascolo erano i temi prediletti da Fontanesi, in principio rappresentati come una sorta di “bello ideale” poi divenuti “vero-vero” ed infine sfociati in una forte drammaticità, facendo sempre combaciare le novità di stile con la poetica. I quadri, le acqueforti e le litografie dell’artista reggiano sono conservate

in vari musei d’Italia, soprattutto a Torino, mentre a Reggio Emilia sono conservate nella galleria Parmeggiani e alla Fondazione Manodori, dove sarà possibile scoprire Antonio Fontanesi e notare come ogni opera fu dipinta più volte proprio per varcare il confine finito-infinito.

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro