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Riscoprire l’ascolto con Paolo Rumiz

Lo scrittore presenta a Reggio “La regina del silenzio”

REGGIO EMILIA. Domani alle 18 Paolo Rumiz presenterà il suo ultimo libro, “La regina del silenzio”, al cinema Rosebud. L’incontro prevede gli interventi dei medici Cuamm, la prima organizzazione italiana che lavora da anni per la tutela della salute delle popolazioni africane. Rumiz ci ha raccontato su cosa verterà il dialogo.

Di che cosa parla “La regina del silenzio”?

«Racconta di una terra in cui la musica viene proibita, ma dove, per tradizione, si è sempre cantato e ballato. Una bambina però ha nostalgia della musica perché l’ha sentita da un menestrello prima di nascere, e quindi si mette alla ricerca. Riuscirà, con l’aiuto del nonno e di un mago, chiamato Eco, a sconfiggere le forze del silenzio».

Quindi è un libro per ragazzi?

«Si presenta come un racconto per ragazzi, ma in realtà ha molto da dire anche agli adulti. È un libro che ho scritto in due settimane, ma ha avuto una lunga gestazione: nasce dalle osservazioni e dai commenti che facevano i bambini quando gli presentavo la storia. Di volta in volta proponevano soluzioni alternative e miglioramenti... e avevano sempre ragione. I bambini sanno tante cose meglio di noi».

Ad esempio?

«Ad esempio capiscono l’importanza dell’ascolto. Prima di tutto devi dare all’altro la possibilità di raccontarsi. La protagonista del mio libro, Mila, è ispirata ad una ragazzina reale che ha una storia molto particolare. Mila era il primo violino della European Spirit of Youth Orchestra, un’orchestra sinfonica internazionale che ogni anno cambia i suoi membri. Fino a cinque anni non parlava, poi, a un certo punto, le corde del violino hanno sbloccato le sue corde vocali, e ha ritrovato la voce. Ma ha preferito imparare prima ad ascoltare».

Come è nata l’idea del libro?

«È nata prima di tutto perché, da quando sono diventato nonno, devo inventarmi delle storie da raccontare. Ma è anche merito di quest’orchestra, che ormai seguo da anni accompagnando le mie letture alle loro musiche. Loro sono un esempio di come si possa convivere nel rispetto delle diversità: vengono dai paesi più disparati, eppure contribuiscono tutti insieme a creare qualcosa di meraviglioso».

Quindi “La regina del silenzio” è una metafora della realtà contemporanea?

«Ha molti riferimenti al mondo in cui viviamo, un mondo in cui siamo bombardati dal rumore. Il secondo elemento è la negazione della felicità che viene imposta dalle dittature, perché la musica stessa è felicità. Infine, di nuovo, l’importanza dell’ascolto: nessuno si chiede da dove venga questa povera gente che attraversa il Mediterraneo. Ma io non posso dimenticare che, se esisto, è merito di mio nonno, che nel 1890, a otto anni, ha attraversato l’oceano per andare a costruirsi

una vita in Argentina. Per questo ci tengo alla partecipazione dei medici Cuamm, che diffondono il loro impegno per aiutare i paesi poveri. È la parte dell’Italia che voglio far conoscere, quella che fa sperare bene nel mondo».

L’evento sarà moderato da Davide Maggiore.

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