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«Infedele e indipendente. Ecco chi è Colapesce»

Il cantautore siciliano fa tappa al Fuori Orario per presentare il suo ultimo disco: «Sarà uno spettacolo a metà strada tra musica e teatro, toccherà i cinque sensi». 

REGGIO EMILIA. Il vecchio e il nuovo, il sacro e il profano, la Sicilia e l’altrove più remoto, che si racconta in suoni esotici. Il contrasto è già nella copertina del disco: un piccolo Lorenzo nel giorno della sua prima Comunione, su cui campeggia la scritta “Infedele”.

È proprio questo album che il 34enne Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, presenterà venerdì 6 aprile al Fuori Orario di Taneto. Nel concerto (inizio ore 22, ingresso 15 euro) il cantautore siciliano sarà accompagnato dalla Infedele Orchestra, band di sei elementi che comprende anche un sax tenore.

“Infedele” – prodotto insieme a Mario Conte e Jacopo Incani (meglio noto come Iosonouncane – è un viaggio: dopo un inizio “antico”, influenzato dal fado e dalla psichedelia anni Sessanta, si passa a brani più contemporanei, orientati al pop elettronico. Ma è anche un gesto di coraggio che Colapesce contrappone al qualunquismo ormai imperante: «Nell’era dei social tutti scrivono e parlano di tutto, ma in maniera banale e superficiale. Il qualunquismo mi spaventa perché corrisponde all’ignoranza, e dell’ignoranza ho davvero paura».

Come mai questo titolo, Infedele?

«La fedeltà, o infedeltà, oggi è al centro del nostro mondo: da un punto di vista religioso, ma anche politico e nei rapporti umani. Mi sembrava un termine semplice ma al tempo stesso stratificato con cui giocare: sia sul piano linguistico sia come immaginario, per costruire un aspetto grafico e scenico».

I suoi concerti, infatti, sono più che altro spettacoli...

«Sì, l’obiettivo che mi sono posto per questa tournée è quello di raggiungere i cinque sensi: con la musica, i video e le luci, gli incensi con cui profumiamo il palco e poi le ostie che distribuiamo... Insomma una performance a metà strada tra il teatro e la musica».

Nel disco parla di Pantalica, Milano, Catania... una sorta di viaggio nel suo mondo. Quanto sono importanti i luoghi per lei?

«Il disco è molto autobiografico ed effettivamente, ascoltandolo, sembra di avere una cartina davanti. L’idea del viaggio d’altra parte è fondamentale e non è un caso che la prima canzone sia dedicata alla necropoli di Pantalica, origine non solo dell’album ma anche della vita, visto che si tratta del primo insediamento umano in Sicilia».

Lei ora dove vive?

«Mi divido tra Milano e Catania. Mi trovo bene in entrambi i luoghi, ma ovviamente Milano è il posto del lavoro, Catania del cuore. Anche se devo dire che, paradossalmente, al nord riesco a parlare del sud molto meglio. “Vasco de Gama”, il brano più marittimo del disco, l’ho scritto a Milano».

Ecco, come nascono le sue canzoni?

«In realtà non c’è un metodo preciso. Posso dire che hanno gestazioni molto lunghe, devono sedimentare bene... poi nascono al piano o alla batteria, spesso da una frase. Diciamo che mi lascio trasportare da ciò che provo, dal sentimento».

Dei venti brani registrati per Infedele, tuttavia, solo otto sono finiti nell’album. Come mai?

«Una scelta fatta in funzione della fruibilità e della coerenza, sia a livello testuale che di produzione. Ma le altre 12 canzoni continuano a piacermi molto, non escludo di riprenderle in mano in futuro per un altro progetto».

Questo disco è un centrifugato di suoni e modelli. A chi si ispira Colapesce?

«I riferimenti musicali di “Infedele” sono veramente tanti, rispecchiano il mio background e la mia personalità non lineare: si va dal fado portoghese alla musica brasiliana, poi il cantaurato italiano, il rock americano, il jazz. Ma i miei riferimenti sono anche letterari: adoro gli scrittori siciliani, su tutti Bufalino e Capuana. Leggo anche molto altro, ma la mia scrittura è in un qualche modo legata a loro e alla mia Sicilia».

Parlando di cantautorato, come si spiega il ritorno di questo genere?

«Credo che la gente abbia bisogno di contenuti. Negli ultimi anni nella musica c’è stato un appiattimento, le canzoni avevano testi generici che non parlavano praticamente di nulla. La forza del cantautore, invece, è andare a fondo nelle cose, sviluppando il testo in maniera più incisiva. Poi sta a chi ascolta cogliere o meno...».

Ma cos’è la musica indipendente oggi? Esiste ancora? Lei ne fa parte o se ne chiama fuori?

«La musica indipendente è viva e vegeta, ed è l’anticorpo musicale del paese. Solo che ultimamente si tende a definire indipendenti musicisti che di indipendente non hanno nulla, né nella scrittura né nella produzione. Indipendente è chi fa quello che gli piace fare, senza seguire logiche commerciali o consumistiche, legate alla moda del momento. Io sono davvero indipendente da 15 anni e ne vado fiero, spero di continuare a fare ciò che amo senza essere ingabbiato in nessun contenitore. Infedele è anche questo: non appartenere a nessuna parrocchia. Il disco è una dichiarazione d’intenti».

L’ultima canzone dell’album è “Sospesi”: una sorta di due punti aperti a tutto ciò che deve ancora succedere?

«Mi piace vederla così. Non so ancora come, ma un seguito ci sarà... col mio ritmo, a mio modo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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