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Nell’universo padano di Ottorino Davoli

L’esposizione inaugurata ieri è frutto di una donazione

REGGIO EMILIA. “Piccolo mondo moderno”. Un ossimoro, ma che in fondo racchiude il nocciolo del clima culturale descritto nelle opere del pittore reggiano, il titolo – tratto dal celebre romanzo di Antonio Fogazzaro – dell’esposizione dedicata a Ottorino Davoli. La piccola realtà della provincia si unisce al tempo della modernità: scelta azzeccata per descrivere l’arte del primo Novecento a Reggio Emilia, che come un pendolo oscilla tra l’angustia del “piccolo” e la vasta apertura del “moderno”.

È qui che si colloca l’attività dell’artista reggiano nato nel 1888, che ha saputo rispecchiare il suo tempo e aggiornare il suo linguaggio, nonostante romanticamente e sentimentalmente guardasse molto al passato. La mostra, inaugurata ieri mattina, è il frutto del lascito testamentario di Giulia Motti ai Musei Civici. La donazione consente di cogliere uno spaccato non solo della cultura reggiana della prima metà del Novecento ma anche della vita e del gusto della borghesia cittadina del periodo, colta e particolarmente attiva nel propugnare attività culturali. Da ieri sono esposte dieci tavole: L’ora della musica (1943 circa), Il viandante (1927-30), Ritratto dello scultore Fornaciari (1909 circa), Ritratto di Angela Motti, Contadine, Ritratto di Carolina Motti, Due giovani (o due sorelle), Due bambine che giocano, Le trebbiatrici, Tosatura delle pecore (1914). A questo nucleo, per volontà degli eredi di Giulia Motti, si aggiungono altre opere di artisti reggiani di primo piano del Novecento: Armando Giuffredi (Il suonatore), Giuseppe Menozzi (Ritratto maschile con cappello), Giannino Tamagnini (Ritratto di Giulia Motti), Giuseppe Tirelli (Cascina di campagna) e Tonino Grassi (Figura femminile). La donazione testimonia tutte le fasi della carriera di Davoli, dagli esordi, dove prevale l’esuberanza del colore, per finire con una cauta adesione alla monocromia. Davoli, secondo Degani, «guardò Casorati», ma è pur vero, come afferma Berti, che fatica ad «accettare le calcolate, astratte proposte stilistiche che il Novecento offre agli artisti del terzo decennio», e giunge invece ad «una rilettura post impressionista del Naturalismo padano».

Nei suggestivi locali di Interno 1 della Galleria Parmeggiani, oltre alla donazione Motti, è possibile ammirare i paesaggi e le scene di lavoro nei campi appartenenti al deposito della Cassa di Risparmio, ora Unicredit Art Collection. Francesca Degani, nipote di Giannino, ha poi concesso un deposito di tre dipinti del Davoli tra

il quale spicca “Il Paggio Rosso”, dipinto che per la prima volta fece conoscere il talento del giovane pittore. La mostra sarà visitabile fino al 2 aprile: dal martedì al venerdì ore 9-12; sabato, domenica e festivi ore 10-13 e 16-19; lunedì chiuso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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