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Carnevale del Castlein, Bartoli: «Spero che i giovani abbiano voglia di raccogliere la nostra eredità»

Una delle colonne storiche del Carnevale di Castelnovo Sotto svela il motivo per cui la manifestazione continua ad avere successo: «Il Carnevale è sempre riuscito a superare le divisioni, anche nel Dopoguerra quando in paese c'erano tensioni legate a quegli anni difficili»

CASTELNOVO SOTTO. È una delle colonne storiche del Carnevale di Castelnovo Sotto, che oltre a travestirsi ogni anno con delle trovate originali sa anche essere un’esperta guida del paese e profondo conoscitore della sua storia. Vittorio Bartoli è un “ingrediente” immancabile della manifestazione del Castlein che si svolge tutti gli anni. E quando gli si chiede il perché di tutto il suo impegno, la sua risposta è di una semplicità disarmante: «Al Carnevale voglio bene».

Bartoli, come mai il Carnevale di Castelnovo Sotto resiste da così tanto tempo?

«Una cosa bella dei castelnovesi è che sono sempre riusciti a mantenere un forte spirito di aggregazione. Non mi riferisco soltanto al Carnevale, ma a tanti eventi e tante occasioni che si presentano nel corso dell’anno. Bisogna fare qualcosa per il paese? State sicuri che i castelnovesi non si tireranno indietro».

Qual è il segreto di questa manifestazione?

«Il Carnevale è sempre riuscito a superare le divisioni. Quando è ricominciato, nel secondo dopoguerra, in paese c’erano tensioni e divisioni legate a quegli anni difficili. Ma il Carnevale, come si dice in gergo, ha messo tutti pari. L’auspicio è che i giovani abbiano voglia, un giorno, di raccogliere la nostra eredità. L’età media generale è piuttosto alta oggi».

Crede che questa magnifica storia non possa continuare?

«No, mi auguro che i giovani continuino. Ma sono cambiate tante cose rispetto a un tempo: oggi un ragazzo sa, grazie ai computer, cosa avviene in tempo reale in Australia e magari non sa cosa succede in Rocca a Castelnovo. Vedo che l’entusiasmo monta negli anni in cui i figli vanno all’asilo, il difficile poi è continuare. Ma non è semplice, sia chiaro: per il Carnevale si lavorano sette-otto mesi all’anno».

Veniamo a lei. Negli anni ha vestito i panni di tanti personaggi: a quale è rimasto più legato?

«Diciamo che ho sempre cercato di vestirmi da personaggi che possano piacere ai bambini, è un grande piacere posare con loro per una foto. Non ho una preferenza, ma mi sono sempre divertito tanto. Sia quando mi sono vestito da Topo Gigio sia quando ho impersonato la famiglia del Castlein: qualche anno fa la Castlèina, la moglie cavriaghese della nostra maschera, e l’anno scorso Pagnochein, suo figlio tanto atteso. Quest’anno invece sono diventato un pagliaccio».

Se dovesse raccontare

il Carnevale del Castlein in poche parole, come farebbe?

«Direi una cosa molto importante: non è che il Carnevale è solo per i burloni. Noi lo facciamo molto seriamente. Ecco, il Carnevale per noi è una cosa seria». (a.v.)


 

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