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Gabriele Cirilli: «Mia mamma è reggiana, sono anche io una testa quedra»

L’attore porta “Tale e quale a me... Again” a Rio Saliceto: «Qui mi sento a casa»

RIO SALICETO. A teatro, in questi giorni di Carnevale, troviamo l’amatissimo “trasformista” Gabriele Cirilli che sabato  10 febbraio (ore 21) fa tappa al Comunale di Rio Saliceto con il suo “#Tale e quale a me... Again” scritto con Maria De Luca e Carlo Negri, per la regia Gabriele Guidi. Un gradito ritorno per l’attore abruzzese, già protagonista di “Tale e quale show”, il programma di Rai1 campione d’ascolti condotto da Carlo Conti, in una pièce che nasce pensando che ogni pezzettino di vita o ricordo di ognuno di noi è in una soffitta o in una cantina.

«Ma – ci ricorda, con irresistibile simpatia, Cirilli – per l’avvento di internet il nascondiglio viene sostituito da un hashtag, dentro il quale si possono conservare le emozioni». Gabriele apre il suo hashtag (simboleggiato da: #) al suo pubblico sul palcoscenico, l’unico luogo dove l’attore riesce ad essere tale e quale a se stesso. Simpatico ed appassionati Cirilli ci svela il segreto della sua comicità. «Far ridere è un’emozione come le altre... convengo che di questi tempi non sia facile suscitarla. Ci riesco senza toccare i temi di politica, ma volendo esser vicino alle persone e con loro fare satira sociale, di costume su temi del vivere quotidiano».

Un esempio?

«Guardo il cellulare e vedo che l’importo da pagare in una bolletta telefonica non corrisponde al contratto stipulato e allora avvio un monologo con il call-center. Chi non ha avuto discussioni, o meglio chi non ha litigato con un call center? È la foto di “Tale e quale show” con dei medley di canzoni. Ma, ad un certo punto, sto sciando e cado... chi non fatto un’esperienza simile?».

Da come parla si capisce che ama molto il teatro...

«Il teatro mi ha sempre dato quello che desideravo. E solo il teatro mi fa esprimere in modo profondo: mi fa essere Cirilli a 360 gradi. E poi dal palcoscenico ho un riscontro immediato con la gente, mentre in televisione o al cinema bisogna aspettare i numeri degli ascolti, i tempi del montaggio».

Lei ha una formazione teatrale di tutto rispetto, chi è stato il suo maestro?

«Faccio un nome: Gigi Proietti, che mi ha dato tutto ed io gli ho rubato quello che aveva da darmi. Credo abbia apprezzato: dei suoi “allievi”, nello show “Cavalli di battaglia” su Rai1, ha coinvolto, oltre al sottoscritto, soltanto Enrico Brignano. Quando recitava, mi posizionavo tra il sipario e la prima quinta: da lì potevo ammirare tutta la sua forza di attore, la preparazione tecnica, il modo di fare le pause, creare ritmi, e poi gli sguardi e i movimenti del corpo. Mi ha insegnato tantissimo. Ma non ho fatto solo teatro, anche cinema con attori come Alberto Sordi o Nino Manfredi».

E poi è passato alla televisione...

«Ho capito che per diventare famosi bisogna servirsi di un media di massa. Guardando un po’ “Mai dire goal”, che in quegli anni raccoglieva i migliori attori comici, mi sono detto: perché non provarci? Così ho fatto. E adesso dalla televisione, che mi ha dato visibilità, sono ritornato al primo amore, cioè il teatro.»

Quali i personaggi che le hanno dato maggiori soddisfazioni?

«Sicuramente Pavarotti, che ho imitato rispettandolo in pieno, tanto è vero che sua moglie mi ha telefonato per farmi i complimenti; l’ho fatto senza difficoltà, perché io ho una voce da tenore. E poi ho avuto molte soddisfazioni interpretando Orietta Berti, su idea di mia suocera. Un successo davvero inaspettato l’ho raccolto imitando PSY, rapper sudcoreano diventato il fenomeno del momento (in Italia e nel resto del mondo) grazie al suo singolo super cliccato su Youtube dal titolo “Gangnam Style”, che conta oltre 600 milioni di visualizzazioni e numerose parodie in tutte le lingue del mondo. A questo video mi sono ispirato per una divertente coreografia cimentandomi anche con il cantare in coreano».

Quanti personaggi ha imitato?

«Sono 75. Ma come attore prima ho recitato anche in pièce teatrali come “Madre coraggio” di Brecht, Alcesti di Euripide. Posso dire: con la mia esperienza sono arrivato a far divertire la gente».

È vero che ha origini reggiane?

«Mia madre, Augusta Zanni, è nata a Scandiano e tuttora ho parenti sparsi nel reggiano: a Regnano, Ca’ de Caroli... Mi sento emiliano per molti aspetti: ad esempio il senso di allegria, la puntualità, il senso del sacrificio, e... la testa quedra».

Ma lei è nato a Sulmona...

«Mia madre per lavoro, era impiegata alla Necchi (l’azienda delle macchine da cucire, ndr) venne mandata a lavorare in Abruzzo dove si sposò. Ma dopo settant’anni non ha ancora perso l’accento. Mi piace lavorare da queste parti mi diverte molto,

ed è come sentirsi a casa. Una volta al teatro di Carpi si alza una signora, viene sotto al palcoscenico, mi chiama presentandosi come un’amica di mia madre. Bene, davanti a tutti, io ho preso il telefono e l’ho fatta parlare con lei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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