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La lingua italiana nella versione 2.0 tra usi e abusi

Christian Stocchi, scrittore e docente di Unimore: «Tra i rischi un lessico sempre più impoverito» 

REGGIO EMILIA. C’è il gattino che legge una riga sì e una riga no (come ci porta a fare la lettura frettolosa sul web). Poi ci sono l’erba voglio, i desideri e il congiuntivo del re (per mettere in risalto l’importanza dell’uso del congiuntivo). E il sosia della X (per ridare importanza alla “per” sempre più spesso sostituita e bistrattata). Questi e molti altri sono gli originali protagonisti delle “Favole dell’ABC”, il nuovo libro di Christian Stocchi per Einaudi uscito da pochi giorni e dedicato proprio alla bellezza dell’italiano. Una lingua ricca, complessa, che con l’avvento dei social, della messaggistica veloce, di internet e non solo rischia sempre più di essere semplificata e bistrattata.

Christian Stocchi, giornalista professionista con master in Creative Content Writing all’Istituto Superiore di Comunicazione di Milano e docente di comunicazione digitale al Dipartimento di Comunicazione ed Economia di Unimore, è partito da un’idea. «L’italiano? Si può anche imparare con le favole. In modo alternativo e divertente».

Così ha dato vita a una raccolta di settanta racconti che – dopo il “Dizionario Bur della favola antica” e le “Favole in wi-fi” targate sempre Einaudi – aggiunge un ulteriore tassello in questo percorso di ricerca letteraria sulla favolistica. Ma che cosa propongono le “Favole dell’ABC”? «Lettere dell’alfabeto che diventano protagoniste di storie incredibili. Virgole che possono addirittura salvare una vita. Congiuntivi da cui dipende la realizzazione dei nostri desideri. Apostrofi che giocano con le vocali e congiunzioni che servono da colla magica. Virgole che non sono virgolette, e punti di sospensione molto chiacchieroni. Senza dimenticare le nuove tendenze, gli usi e gli abusi dell’italiano rivisto nella versione 2.0 di smartphone e tablet. Ecco solo alcuni dei protagonisti e dei temi di queste settanta favole – racconta l’autore – illustrate da Aurora Cacciapuoti, nelle quali la grammatica e l’ortografia si misurano con la narrazione per insegnare qualcosa di nuovo, divertendo».

«È bene che i ragazzi e i bambini siano educati a un uso consapevole dell’italiano, che sappiano le sue regole, che conoscano l’importanza del congiuntivo, della punteggiatura, della sintassi. Il rischio è sempre più quello dell’impoverimento del lessico». Lo sa bene Stocchi che da anni lavora con diversi studenti delle scuole dell’Emilia Romagna e solo nel 2017 ha incontrato 2mila ragazzi tenendo laboratori dedicati alla prevenzione del cyberbullismo e alla conoscenza delle insidie nel web.

«Basta poi guardarsi intorno per accorgersi che i social, internet e la diffusione degli smartphone hanno permesso sicuramente a tutti di scrivere. Ma come si scrive sui social ? – si chiede Stocchi –. Si assiste a un uso spesso smodato di punti esclamativi, di puntini

di sospensione, di maiuscole. E i messaggi istantanei sono ricchi di abbreviazioni: xkè (anziché “perché”) 6 (anziché “sei”). Poi si ricorre spesso a traduttori e correttori automatici quando affidarci in toto a una macchina o a una app ci fa perdere la capacità di ragionare».
 

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