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Il collezionista di "anillas" che non fuma sigari

Gino Montanari, 83enne di Montecchio, ne possiede oltre tremila. E' una delle collezioni più grandi d'Italia

MONTECCHIO. Gli inglesi le chiamano “band”. I collezionisti nordamericani, “ring”. In Spagna sono dette “vitolas”. I cubani le conoscono come “anillas”.

La loro paternità è contesa tra l’imperatrice di Russia, Caterina II detta La Grande, vissuta nella metà del 1700, e il commerciante olandese Gustave Bock che nel 1800 li realizzò per promuovere il proprio brand. In realtà le anille, o fasce da sigaro, vennero realizzate proprio ai tempi di Caterina perché, soprattutto nelle donne, i sigari macchiavano le dita. Ecco che si rese necessaria una protezione che ne impedisse l’ingiallimento.

Quella fascetta, realizzata dapprima con una piccola striscia di tessuto, è divenuta via via oggetto d’arte e, ora, autentica mania per i collezionisti. Tra questi ultimi, Gino Montanari, 83enne di Montecchio, detiene forse la collezione tra le più importanti in Italia con oltre tremila pezzi, catalogati e conservati con cura. «Ho iniziato a raccoglierle oltre sessant’anni fa – racconta Montanari, da tutti i montecchiesi conosciuto con il soprannome di “Pedivèlla” –. Vidi una scatola di Willem II e mi innamorai di quelle fascette colorate che recavano le effigi dei sovrani del Regno Unito».

Una decina di teche, che contengono le anille ben esposte e perfettamente conservate, sono il patrimonio di una collezione che è solo la punta dell’iceberg di un uomo la cui storia è ricca di aneddoti e di altre raccolte, sempre molto particolari.

«Ho fatto il muratore per una vita – prosegue – girando per l’Europa. Per diversi anni ho vissuto ad Amsterdam e proprio in Olanda ho visto che si collezionava di tutto. Ho raccolto caschi da motociclista – anche questa collezione meriterebbe una attenta analisi, ndr – orlatrici manuali per cartucce, scatoline metalliche di polvere da sparo e cucchiai rappresentativi in peltro».

Oggetti particolari, come quelle anille delle quali parla con grande piacere. «Oggi, vengono staccate prima che si accenda il sigaro. Con buona pace dei collezionisti che possono recuperarle ancora nuove». Lo scopo iniziale di proteggere le dita è infatti oggi venuto meno. Le anille servono soprattutto a riconoscere questo o quel marchio, la provenienza e anche la composizione del tabacco che si sta per fumare. Alcune, nel corso della storia, sono state ritenute autentiche opere d’arte.

«Questa collezione mi ha permesso di vincere numerosi premi alle mostre degli hobbisti – racconta – perché dovunque le ho portate hanno raccolto molti consensi tra il pubblico. Oggi i maggiori collezionisti si trovano in Belgio, Olanda e Inghilterra. Se la mia collezione è la più importante d’Italia non lo so. Certo è che non siamo tantissimi a collezionare queste raccolte».

Quel che certamente distingue Montanari dagli altri appassionati di vitolfilia (parola che

indica gli hobbisti delle anille) è che non ha mai fumato un sigaro in vita sua. «Ho sempre preferito le sigarette – ammette, ridendo – Ma grazie ai tanti che conoscevano la mia passione, sono riuscito comunque a metterne assieme molte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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