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Ovazione per Bisio al Valli padre spassoso e a volte triste

REGGIO EMILIA. Un teatro Valli stracolmo in ogni ordine (la caccia ai biglietti dell’ultima ora è stata infruttuosa per molti), con un’ovazione finale durata un quarto d’ora per Claudio Bisio,...

REGGIO EMILIA. Un teatro Valli stracolmo in ogni ordine (la caccia ai biglietti dell’ultima ora è stata infruttuosa per molti), con un’ovazione finale durata un quarto d’ora per Claudio Bisio, confermatosi mattatore di razza nel suo atteso ritorno sul palcoscenico con “Father and son”.

Bisio ha retto benissimo un monologo di un’ora e mezzo: un one man show impegnativo, accompagnato solo da due musicisti (Laura Masotto al violino e Marco Bianchi alla chitarra, nella produzione Teatro dell’Archivolto) e una scarna scenografia. Merito, senza dubbio, del valore del testo di Michele Serra: il monologo infatti è stato ispirato al “Breviario comico” e soprattutto a “Gli sdraiati”, ultima fatica letteraria dell’elzevirista de La Repubblica sul rapporto con il figlio, diventato un best seller. Lo spettacolo è stato un irresistibile soliloquio che ben riflette le peculiarità di Serra: un mix di etica privata e pubblica dei mala tempora currunt, disillusione e impegno politico, comicità ma anche tristezza. Con in più quell’aspetto privato sull’abisso tra gli attuali adulti e la generazione dei nativi digitali nel quale ognuno di noi può riconoscersi. Alcuni passaggi di vita familiare sono diventati notori: come il quadretto del figlio studente “che vive sdraiato” sul divano mentre ascolta musica con l’I-pod, scarica file dal computer portatile appoggiato sull’addome, guarda un serie tv americana e studia filosofia per l’interrogazione dell’indomani. Interrogazione in cui prenderà 7, con grande stupore del padre matusalemme: «È l’evoluzione della specie, papà». Un genitore di un’altra era geologica, che non si capacita di una prole che non ha mai preso un giornale in mano, completamente disinteressata all’attualità, perennemente in sneakers e con coetanei che si esprimono a mugugni. Al cospetto dell’esistenza misteriosa del figlio, il padre introspettivo si interroga sulla sua inadeguatezza e sulla sua scadente autorevolezza, dovuta al “relativismo etico” dei nostri tempi. Non sono mancati i momenti spassosi: vedasi la descrizione della visita di Michele Serra al negozio Abercrombie (da lui soprannominato Abertrombi) di Milano, per capire com’è possibile “fare tre ore di coda per una felpa”, tra musica assordante, luce buia, profusione di profumo, commessi ammiccanti con pettorali in bella vista
e infradito anche d’inverno, ignari di qualsiasi informazione sui capi d’abbigliamento. Amaro, invece, il finale: il figlio che finalmente accetta di andare in montagna con il genitore, e lo supera arrivando primo in vetta. «Ora posso finalmente diventare vecchio», è l’amara chiusura.

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