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Musica e “strizzatine” per i cinquant'anni di Little Taver

Al Fuori Orario di Taneto la festa per «l’unico vero rocker di Correggio» 

CORREGGIO. Cinquant’anni di Taver. Cinquant’anni di musica, passioni, risate e ironia. Nel 2018 «l’unico vero rocker di Correggio» Little Taver festeggia il mezzo secolo, e lo fa ovviamente con un concerto.

Da quasi trent’anni questa è la vita di Davide Tavernelli, ironico e ricercato clone emiliano dei rocker anni ’50, e quindi l’anniversario non poteva essere festeggiato in altro modo. “CinquanTaver” andrà in scena il 26 gennaio al Fuori Orario di Taneto di Gattatico in una serata con tanti ospiti. Pochi mesi fa è uscito anche il videoclip di “Tavernight”, divertente racconto in musica di vita notturna che sta ottenendo parecchi plausi.

Un video per Little Taver? Di solito la si vede su un palco, no?

«È vero, io sono prima di tutto un animale da palcoscenico, e così è stato in questi anni, con mia soddisfazione».

È un buon momento?

«Il 2017, così come gli anni precedenti, è stato un anno proficuo a livello di live, si suona molto soprattutto in estate: abbiamo aperto per Ligabue a Padova davanti a 40mila persone, abbiamo suonato per 15mila appassionati al festival Jamboree di Senigallia, a Capodanno a Cremona».

Un buon momento con una grande band?

«I miei Crazy Alligators sono formati da grandi professionisti, gente che suona con Ligabue, Mario Biondi, Michael Bublè e che viene sempre volentieri con me: sanno che ci si diverte sempre, è un modo di staccare la spina».

Dal palco al video. Come mai?

«Visto che sono principalmente un musicista live ho fatto pochi dischi, ma due anni fa ho realizzato un disco, “Tavernight”, dedicato agli urlatori italiani di fine anni ’50, e da lì è partita l’idea del video».

Torniamo agli urlatori?

«Sì, è un periodo che mi ha ispirato tantissimo, che ho scoperto nel 1982 tramite Sanremo».

Il festival?

«Sì, gli ospiti erano gli Stray Cats, un trio di neo-rockabilly. Venni catturato dalla musica, dal look, e finii per scoprire le radici del rock anni ‘50».

Americano, però.

«Esatto, ma siccome non conoscevo per nulla la lingua, ho voluto approfondire il versante italiano».

Chi erano gli urlatori?

«Celentano, Gaber, la prima Mina che si faceva chiamare Baby Gate. Scimmiottavano Elvis, Jerry Lee Lewis, Little Richard, si scontravano con i vari Claudio Villa, li ritenevano urlatori».

Un mondo oggi poco noto?

«Sì, si ricordano i nomi celebri ma c’erano tanti personaggi meravigliosi come Clem Sacco e Ghigo Agosti. Dal vivo suono sempre tanti brani di questi artisti».

Sempre ironici e spensierati, in puro stile Taver?

«Io sono questo, mi piace fare l’asino, e sono così nella vita di tutti i giorni».

Senza risparmiare gli amici celebri, tipo le sue famose “strizzatine” alle parti basse di Ligabue, no?

«Mi piace vivere così, in maniera dissacrante. Di recente non ho risparmiato nemmeno il sindaco di Cremona».

Cosa è successo?

«A Capodanno abbiamo suonato in piazza Stradivari,

è salito sul palco il sindaco e ho “strizzato” anche lui».

Per il “CinquanTaver” chissà cosa combinerà.

«Ci stiamo lavorando, ci saranno tanti amici e tante sorprese, ci divertiremo di sicuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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