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Lorenza Borrani al Valli con la pianista Yuja Wang

REGGIO EMILIA. Ritorna Lorenza Borrani, una musicista unica e speciale. Talentuosissima, si è formata alla Scuola di Fiesole e ben presto affermatasi come violinista di talento diviene spalla tra le...

REGGIO EMILIA. Ritorna Lorenza Borrani, una musicista unica e speciale. Talentuosissima, si è formata alla Scuola di Fiesole e ben presto affermatasi come violinista di talento diviene spalla tra le preferite di Claudio Abbado.

In questi anni ricopre il ruolo nella Chamber Orchestra of Europe, la prima orchestra fondata dal maestro. Raffinata cameristica, ha fondato la Spira Mirabilis, l’ensemble che si esibisce nel repertorio sinfonica senza direttore. La vedremo domani (ore 20.30) al teatro Valli, alla guida della Chamber in qualità di spalla e maestro concertatore con il pianoforte della fuoriclasse cinese Yuja Wang. «Lavorare con Yuja – spiega Lorenza Borrani – è un’esperienza esaltante. Il talento pianistico fuoriesce da tutti i pori. L’incontro è stato molto naturale e umile, cosa che a volte sorprende in queste grandi star».

Può raccontarci del concerto di domani?

«Il programma si apre con l’ouverture di Mendelssohn “Die Schöne Melusine” una delle più incredibili pagine scritte dal compositore, amata perfino da Wagner che non nutriva grandi simpatie per la musica di Mendelssohn. In questa opera che narra il dramma del segreto della duplice natura della principessa Melusina, si alternano leggerezza, forti cambi di carattere, irruenza, cantabilità, con una fantasia incontenibile. Così come in quell’incredibile capolavoro della musica di scena per “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare di cui suoneremo una selezione nella seconda parte del concerto. L’elemento magico e misterioso in questa musica è più forte che mai e riesce a creare un chiaroscuro da fiaba che ha il potere di raccontare quasi più della parola. Il Concerto n.1 di Beethoven per pianoforte, che vedrà Yuja protagonista nella prima parte del concerto, è uno di quei pezzi che ogni volta che li affronti hai la sensazione di aver ricevuto un regalo, è una iniezione di vitalità, di brio, di poesia, di inventiva. Tutte qualità che a fine serata sfoggerà Yuja nell’Andante Spianato e Polonaise brillante di Chopin nella versione con orchestra».

Tra le diverse esibizioni di Lorenza Borrani sul palco del Valli, ricordiamo il concerto con Claudio Abbado e l’Orchestra Mozart in occasione della giornata celebrativa dei 150 anni del teatro – il 21 aprile del 2007 – durante i quali furono eseguiti i Concerti Brandeburghesi di Bach.

«Crescendo si fanno tante esperienze musicali, e non, che ricoprono ruoli diversi nella nostra formazione. Se paragoniamo la nostra formazione alla costruzione di un edificio, l’esperienza con Abbado e la Mozart rientra sicuramente tra quelle che costituiscono i mattoni principali, le pareti strutturali. E i Brandeburghesi per me furono non solo dei bellissimi Brandeburghesi, ma anche i miei primi Brandeburghesi. E i primi Brandeburghesi non si scordano mai».

Che cosa ha significato per lei il percorso formativo della scuola di Fiesole?

«Sono entrata alla Scuola di Fiesole quando avevo quattro anni con i corsi di coro e ritmica per bambini e a cinque ho iniziato a studiare violino e musica da camera. Oggi insegno nella scuola dove sono cresciuta e nella mia città. L’idea della “Scuola continua” era una delle basi fondamentali del pensiero di Piero Farulli».

Il lavoro come spalla nella Chamber?

«È il più grande privilegio che forse mi sia mai capitato. È un gruppo unico di livello professionale di altissimo livello. Esserne la spalla racchiude tante responsabilità, non solo artistiche, ed è una sfida continua. Ma una sfida che è tale solo perché è nell’interesse di tutti non solo mantenere la grande realtà di sempre ma continuare a far sì che cresca sempre».

Tra gli impegni, vi è poi la Spira mirabilis...

«La Spira è la nostra scuola. È il posto dove confrontarsi, studiare insieme, condividere dubbi, idee, prendendosi tutto il tempo per farlo. Non sono i concerti l’obiettivo ma le prove stesse, l’approfondimento della partitura, il processo di costruire una lettura comune. È come prendersi il tempo per cucinare, imparare a farlo, confrontarsi senza avere lo stress di una cena da servire in poco tempo
e che debba essere un successo. Quello che prepariamo lo condividiamo con il pubblico, certo, ma quello non è l’obiettivo: solo un ulteriore momento di verifica o cambio di prospettiva. Per questo il dialogo con il pubblico non manca mai e anzi è parte integrante del processo».



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