Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Teste Quadre grazie a un pugno (a testa)

L’antico sfottò modenese nei secoli è diventato un vanto. E uno stile architettonico

Tradotto: noci grosse. Il nomignolo deriverebbe dal fatto che il territorio protetto da San Geminiano era ricco di noci, e molta della sua economia antica si basava sulle noci e il loro olio. Così abbondante che gli irascibili reggiani ritenevano che con esso – ch’era più dell’acqua – i modenesi venissero battezzati. Amen.

Teste Quadre contro teste di noce e viceversa. La faccio breve, ronzando tra le fantasticherie barocche dello scrittore. Nei guerreggiamenti medievali fra i bolognesi (che ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Tradotto: noci grosse. Il nomignolo deriverebbe dal fatto che il territorio protetto da San Geminiano era ricco di noci, e molta della sua economia antica si basava sulle noci e il loro olio. Così abbondante che gli irascibili reggiani ritenevano che con esso – ch’era più dell’acqua – i modenesi venissero battezzati. Amen.

Teste Quadre contro teste di noce e viceversa. La faccio breve, ronzando tra le fantasticherie barocche dello scrittore. Nei guerreggiamenti medievali fra i bolognesi (che rivolevano la loro secchia da pozzo) e i modenesi (che l’avevano rapita) non mancarono le scaramucce con i reggiani. Alla strofa 66 del canto IV il Tassoni narra che i soldati di Reggio furono fatti prigionieri e rinchiusi nel castello di Rubiera. Dopo qualche giorno quelli della Ghirlandina decisero di liberarli, non senza averli marchiati uno ad uno.

Tassoni ricorre all’immaginario mitologico: racconta che in uscita dalla fortezza tutti furono randellati dall’asta di Marte, il dio della guerra. E lo spiega così, con realismo, quasi da catena di montaggio col suo ritmico fracasso: clang, clang, clang… “A tutti fatti aven le teste quadre”. Più concretamente i modenesi vincitori avrebbero sferrato un pugno in piena faccia ad ogni reggiano liberato. Una botta secca, con una particolarità da Brancaleone. Assecondando la costruzione fantastica, il cazzotto sarebbe stato sferrato con la mano catafratta. Ovvero col guanto ferrato dell’armatura. Da ciò la quadratura delle teste. Clang.

Sono convinta che l’appellativo sia molto più antico del poema. Che il Tassoni lo abbia solo documentato, infilato nella trama che è densa infatti di iperboli popolari. E lui, modenese di Modena, non poteva non profittarne. Ma noi, da parte nostra, sappiamo ancor oggi come controbattere ai “nusòn”, e non soltanto. Saremo pure circondati da città ex capitali, però la nostra controffensiva è tosta. A quelli di Parma sta bene il marchio “bagolòn” (spacconi, quelli a cui piace parlarsi, anche addosso). A quelli di Mantova diciamo “magnanébia”, brumofagi, cioè mangiatori di nebbia (come se da noi non ce ne fosse).

Ma c’è dell’altro. Visto che fra poche ore saremo nell’anno 396 della formalizzazione delle Teste Quadre è bene vantarcene. Confermare che ci piace essere così. Ci siamo tanto inquadrati di cranio che ne abbiamo creato una filosofia, una mentalità, un carattere, una maniera di essere sportivi. Guardatevi intorno, abbiamo generato anche uno stile architettonico, che per forza è spigoloso, è fatto di cantoni, perché la nostra è una vista ad angolo, quèdra.

Mi vengono in mente le tre torri campanarie con la manìa reggiana di prodursi in esagono: quella di San Prospero, quella della cattedrale e quella della Ghiara. È proprio un segno costruttivo, una griffe locale, che sembra riflettersi nel tracciato delle vecchie mura (peccato non si siano più). La spigolosità sta appunto nell’esagono ora ricalcato dai viali o circonvallazioni, acutissimo dove la via Emilia arriva da Modena e scappa verso Parma ( i soliti “nusòn” e “bagòloni”) a oriente e occidente.

Anche le architetture contemporanee hanno la fissa degli spigoli. Valga per tutte la scala stellare dell’ambone della cattedrale. Bella: è il trionfo del gradino a punta, anche dell’inciampo e della distorsione alla caviglia con gioco ottico dei rombi del pavimento. Autore il giapponese Hidetoshi Nagasawa.

Se anche il cibo è architettura, ecco che il marchio “quèdar” lo si ritrova pure nelle specialità che vanno dalle orlature zigzaganti dei cappelletti e quella del gnocco fritto (obbligatoriamente quadrati o rettangolari quando l’erbazzone è ridotto a monoporzioni). La questione delle teste in parallelepipedo è diventata anche ispiratrice di un romanzo di Aldo Gianolio, appunto “Teste Quadre”, edito da Aliberti nel 2006. L’immagine di copertina è del modenese Augusto Majani (detto Nasìca) che nel 1924 illustrò “La secchia rapita” edita da Formiggini. Proprio questo disegno illustra il canto dove Tassoni narra della botta data in testa a ogni reggiano.

L’attualità, il sempreverde dell’appellativo, è dato dallo sport, dalle tifoserie della Reggiana che del cranio tutto d’un pezzo e solido ne hanno fatto un vanto. Non per nulla la gran testa che a Nizza ospita la Bibliothèque Louis Nucera è un monumento al cubo, escogitato da Sacha Sosno. Titolo dell’opera: Tête au carré. Traduco: Testa Quadrata. Contiene migliaia di libri.

Reggiani, buon 2018, altre 396 di queste primavere. Della Tête au carré ne costruiamo una replica qui?

Zzz

©RIPRODUZIONE RISERVATA