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«Non dobbiamo arrenderci alla dimenticanza»

Annamaria Giustardi, domani alla Camera del lavoro, presenta la ristampa del suo “Disegnava aerei” 

REGGIO EMILIA. «Il suo testo entra nelle rughe della storia, esalta le vite di ragazzi, uomini e donne che nella grande storia sono soltanto dei numeri; ci restituisce il senso delle vite e il dolore delle perdite che sono pur sempre “individuali” anche se causate da fatti politici più grandi di tutti noi». Così Frediano Sessi, narratore, saggista, consulente editoriale e traduttore i cui ambiti di indagine privilegiata sono lo studio della Shoah e della Resistenza, nella prefazione di “Disegnava aerei” di Annamaria Giustardi, ristampato per le edizioni Gaspari grazie al finanziamento dello Spi Cgil. Una ristampa necessaria, giustificata già dal sottotitolo “L’eccidio nascosto. 28 luglio 1943. Omi Reggiane-Reggio Emilia”. «Sono stati pubblicati altri libri su quel terribile episodio – scrive nell’introduzione Mauro Veneroni dello Spi-Cgil – ma questo di Annamaria Giustardi è particolare. Il racconto si dipana attorno all’esperienza di vita, alle vicende famigliari e ai sogni di uno dei caduti. Osvaldo Notari, un giovane di 16 anni che era stato assunto solo nove mesi prima dall’azienda come disegnatore».

Annamaria Giustardi, perché a sette anni dalla prima pubblicazione questa ristampa?

«Mentre scrivevo questo libro su mio zio Osvaldo, sviscerando la sua storia e cercando di recuperare materiale da ogni fonte possibile, mi sono sentita profondamente in colpa. In colpa nei confronti delle altre giovani vittime dell’eccidio del 28 luglio 1943. Anche loro avevano una storia che meritava di essere raccontata. In questi anni ho cercato di documentarmi, di recuperare le vite stroncate insieme a quella di Osvaldo, di ridare loro quella dignità che meritano».

Senza dimenticare le famiglie di quei giovani.

«Soprattutto. Questo testo vuole essere la testimonianza della solitudine in cui sono state lasciate da subito e per sempre quelle famiglie. Generazione dopo generazione, quel senso di solitudine non li abbandona. Uno dei parenti che ho contattato e con cui mi sono confrontata ha usato questa frase: “siamo stati scartati”. La tragedia di quelle famiglie, oltre alla perdita, è stata l’impossibilità di poter condividere il loro lutto, fagogitati dalla vergogna, Perché quello delle Reggiane è stato per tanti versi un eccidio “nascosto”».

In questi anni, scavando, quanto dolore ha trovato?

«Tantissimo dolore e, ripeto, altrettanta solitudine. Sono riuscita per esempio a rintracciare una nipote di Domenica Secchi che era incinta quando fu uccisa insieme agli altri otto operai delle Reggiane. Alla nipote di Domenica Secchi ho chiesto dei particolari, per esempio, sul suo abito da sposa... si è commossa e mi ha detto: “Nessuno prima di lei mi aveva domandato qualcosa di Domenica”. Anche a proposito di Osvaldo ho scoperto un particolare terribile. Il padre di Osvaldo, quel 28 luglio del ’43, era andato all’obitorio e aveva chiesto se tra i cadaveri ci fosse qualche dipendente delle Reggiane. Gli hanno semplicemente detto che poteva cercare, e alzando un lenzuolo ha trovato suo figlio. Tornato a casa, non ne parlò con nessuno. Nè quel giorno nè in futuro. Io l’ho saputo parlando con dei contadini di Sabbione: uno in particolare, che a quel tempo era un bambino, mi ha detto che non si sarebbe mai scordato quel momento. Il padre di Osvaldo, bianco in volto e fuori di sè, era entrato in casa di quei suoi amici contadini, all’ora di pranzo, e aveva raccontato cosa era accaduto in obitorio. Una terribile verità che la nostra famiglia non aveva mai saputo. Quel ricordo se l’era tenuto dentro».

Questo libro sarà diffuso nelle scuole, con l’obiettivo di non disperdere la memoria di un eccidio su cui ancora oggi non è stata fatta completa chiarezza. Basterà?

«In realtà si tratta di avere il coraggio di andare oltre. Oltre una commemorazione, quella del 28 luglio, che anno dopo anno sembra svuotarsi e perdere forza. Ma alla dimenticanza non dobbiamo arrenderci».

“Disegnava aerei” sarà presentato domani pomeriggio, alle 17, nella Sala Santi della Camera del lavoro in via Roma alla presenza, oltre che dell’autrice, del presidente
della Provincia Giammaria Manghi, dell’assessore Raffaella Curioni e di Mauro Veneroni dello Spi Cgil. Alcuni brani del libro saranno letti da Elisa Lolli. Una seconda presentazione è stata fissata per il 14 dicembre, alle 18, alla libreria Strand in via Emilia San Pietro.



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