Quotidiani locali

È la notte del Faust tra diavolo e amore

Davinia Rodriguez è Marguerite: «Una sfida bellissima»

REGGIO EMILIA. Dolce ma autentica, non affettata. E si esprime con quell’italiano spagnoleggiante che ci fa anche un po’ sorridere.

Per questo Davinia Rodriguez, ovvero la tenera Marguerite nel Faust di Gounod, ci appare subito simpatica. Un altro aspetto che ci colpisce è il suo smisurato entusiasmo per quello che sta facendo, cioè la carriera di cantante. A tal proposito il ruolo che dovrà sostenere al Teatro Valli (questa sera ore 20 e domenica ore 15.30), dopo il fortunato esordio al Comunale di Modena, la riempie di gioia. Tra le peculiarità di un’attività che svolge da dieci anni e a gonfie vele, scorgiamo più volte un nume tutelare qual è Placido Domingo con il quale da ha già cantato più volte. «Nel ruolo di Marguerite ho debuttato a Modena – racconta – ed è andata bene. Ho provato una bellissima sensazione: da una parte il calore del pubblico, dall’altra l’affetto che ho percepito fin dal primo giorno che ho messo piede in teatro. Mi sono sentita subito in famiglia. Sarà così anche al Teatro Valli, un spazio incantevole».

Come è stato l’incontro con l’opera di Gounod?

«Mi è piaciuta subito e penso che sia giusta per la mia vocalità, che è quella da soprano lirico pieno con una duttilità per la fascia degli acuti. Indubbiamente la parte è difficile e complessa sul piano interpretativo, per renderla vera».

Qual è il problema?

«Stare a fianco di Faust, un personaggio tremendo, avendo fatto un patto con il diavolo, e, nel contempo, riuscire a comunicare la freschezza del sentimento amoroso. Questo succede all’inizio, poi nel corso del dramma lei subisce ogni sorta di sventure... Far apparire tutti questi aspetti è complicato; ciò implica anche un approfondimento psicologico del personaggio. Comunque la storia è fantastica e geniale e Gounod rende tutto in modo così perfetto, con la musica, da creare un effetto simbiotico con la vicenda stessa».

Com’è lo spettacolo dal punto di vista registico?

«Il regista Simone Derai del Collettivo Anagoor ha fatto tanto con poco. È stato bravissimo a lasciarci una certa libertà. Immagino che, venendo dalla prosa, questo allestimento di Faust abbia rappresentato una sorta di sfida che a mio avviso è stata vinta ampiamente. Il regista, infatti, ci ha trasmesso energia, facendo in modo che ciascuno dei cantanti fosse se stesso; parimenti il direttore Jean-Luc Tingaud ha mostrato di conoscere a fondo la partitura».

Qual è il momento più toccante dell’opera ?

«Sicuramente il finale: mi tocca in ogni fibra, ma mentre canto cerco di “starne fuori” per non essere coivolta troppo... Non voglio, per dire una frase estrema, che questo personaggio si prenda la mia anima».

E a proposito dei ruoli precedentemente affrontati che cosa vuole ricordare?

«La Lady Macbeth a Vienna, ruolo che mi ha lasciato un’impronta indelebile a fianco di Placido Domingo. Mi ha colpito, di questo grande, il suo lavoro tanto vero quanto disinteressato per promuovere i giovani: fatto che ho sperimentato su me stessa avendo con lui cantato anche ne “I due Foscari”, sempre a Vienna, e la zarzuela Luisa Fernanda
sia in Spagna che a Miami. Sentirsi elogiata da uno come lui mi fa sentire come benedetta dal cielo».

Cosa l’aspetta nel prossimo futuro?

«Un altro titolo da brivido: la Messa da Requiem di Verdi al Liceu di Barcellona».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista