Quotidiani locali

«C’è stato un tempo in cui il Mediterraneo avvicinava i popoli»

Correggio, Giuseppe Cederna domani sera al teatro Asioli con “Da questa parte del mare”, regia di Giorgio Gallione

CORREGGIO. Una storia di Mediterraneo, di migranti e di poesia. Non mancano davvero i temi interessanti in “Da questa parte del mare”, lo spettacolo in programma domani sera (ore 21) al teatro Asioli di Correggio con protagonista Giuseppe Cederna. Un lavoro ispirato all’omonimo libro e all’omonimo album del bravissimo cantautore prematuramente scomparso Gianmaria Testa, trasformato dal regista Giorgio Gallione in una narrazione che unisce alle parole di Testa quelle di Marco Revelli, di Alessandra Ballerini e dello stesso attore. Cederna, figlio e nipote di due colossi del giornalismo come Antonio e Camilla, volto notissimo del cinema italiano, torna a quel Mediterraneo che per lui ha il volto di ricordi di famiglia e di film oggi lontani ma indimenticati, come “Mediterraneo” e “Marrakech Express”.

Cederna, chi era per lei Gianmaria Testa?

«Gianmaria era un poeta, un ascoltatore e raccoglitore di storie. I poeti sono capaci di cogliere quello che tutti noi vediamo e trasformarlo, hanno umiltà e capacità di sguardo. Lui era questo».

Da lì partite?

«Sì, quella la pianta da cui nasce lo spettacolo, che poi porta tanti altri contributi».

Il tema della migrazione è attuale oggi. Lo era anche ieri?

«Testa inizia a occuparsi dell’argomento alla fine degli anni ’90, capisce che questi sbarchi sono l’inizio di un’epopea, di un momento storico inarrestabile. Lo spettacolo vuole raccontare l’emigrazione vista da chi sta da questa parte del mare. Senza ideologia, dobbiamo guardare con occhi e animo umano, capire che tipo di uomini e donne possiamo e vogliamo essere di fronte a un problema come questo. Perché si tratta di esseri umani in difficoltà, prima di tutto».

Ha detto che ci sono altri contributi. Quali?

«Lo spettacolo inizia con un viaggio a Lampedusa, negli anni in cui iniziavano gli sbarchi. Quelle sono parole di Marco Revelli. Poi ci sono i miei ricordi».

Suoi ricordi personali?

«Sì, io sono in questo spettacolo perché sono un attore, certo, perché ho lavorato con Testa e con lui c’era vicinanza ideale. Ma non solo. Qui si parla di Mediterraneo, quindi della mia storia. Io ogni anno torno in Grecia. E ci torno soprattutto per la mia famiglia. Mio padre era una promessa dell’archeologia quando scopre che si stanno comprando l’Appia antica, cambia e diventa quello che è diventato, un giornalista che si batte per la difesa del patrimonio. La storia della difesa del Mediterraneo mi accompagna da quando sono piccolo».

E lei ogni anno torna in Grecia...

«Sì, e quest’anno un poliziotto scendendo da traghetto mi prende e mi mette nella fila dei migranti».

Come l’ha vissuta?

«Quella mano sulla spalla è un effetto più forte di tanti libri, da quel momento il pubblico crede che io possa raccontare questa storia, questa vicenda dà senso a mia presenza come persona e non solo come attore».

Stessa faccia stessa razza non funziona più?

«La battuta c’è anche nello spettacolo. Perché il Mediterraneo era il mare della vicinanza. Un grande pensatore come Predrag Matvejevic diceva che su questo mare è stata concepita l’Europa, e qui rischia di estinguersi».

Dopo questi ricordi si torna Testa?

«Sì, dopo ci sono le storie raccontate da Gianmaria,
una in particolare è bellissima. Quella di un amore impossibile. Un migrante africano si innamora di donna solo guardandola gli occhi sulla barca. Diventa cittadino italiano ma non si sentirà mai al suo posto, e deciderà di tornare a Lampedusa per trovare questo amore impossibile».

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista