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“Mondo Za”, così la Bassa si racconta

Il film dedicato al grande luzzarese debutta stasera all’Astra di Parma prima di arrivare al Rosebud 

REGGIO EMILIA. Cesare Zavattini e la Bassa reggiana. La Bassa reggiana e Cesare Zavattini. Un rapporto di reciprocità ricco e complesso, che il film “Mondo ZA” di Gianfranco Pannone scritto da Nico Carrato, Primo Giroldini e Gianfranco Pannone, in prima visione questa sera (ore 21) all’Astra di Parma prima di approdare al Rosebud, intende approfondire. La pellicola, dedicata al grande luzzarese, chiude la ventesima edizione della rassegna cinematografica Parma Film Festival.

Luzzara, Parma, Reggio Emilia, Gualtieri, Suzzara, Villastrada e poi ancora Luzzara. Dalle province emiliane alla sponda mantovana del Po, paesi, città, più o meno confinanti, nati dal caos e dalla necessità, con una loro identità individuale, con le loro case, chiese e campanili che spuntano sulla pelle della Pianura Padana. Ciascuna, da sé, secondo il regista del film racconta una storia. Insieme raccontano una storia che hanno in comune. È la storia di Cesare Zavattini e dei luoghi attraversati dai suoi passi, ricreati dalle sue parole, dai motivi ricorrenti della Pianura che con il suo grande fiume, il grigio, la nebbia spessa, i casolari sparsi, offre uno sguardo capace di trasfigurare il paesaggio reale in paesaggio della coscienza.

Nel film in cui s’intrecciano passato e presente, si racconta di Wainer, che insieme a suo fratello Rino, va spesso a pescare al fiume, dove oggi spadroneggiano i pesci siluro, che divorano tutto. Senza più lavoro, Wainer si interroga, con qualche rimpianto, sulla propria famiglia di tradizioni partigiane e antifasciste. Gli ideali e le aspettative in un mondo migliore hanno ceduto il passo alla delusione. Leo, detto Pavone, è l’ultimo dei pittori naif. Sempre in compagnia del piccolo cane Tupin, dipinge con passione e con rabbia, perché come pittore si sente limitato. Passa le giornate sui suoi ingenui quadretti e a governare i cavalli, oltre che a contemplare la bella barista che lavora a poca distanza dal vecchio casale in cui vive da solo. Giovanni, pensionato ed ex militante comunista, fotografa ogni angolo della Bassa. Da piccolo conosceva Ligabue, il pittore randagio simbolo di questa terra; e guarda al proprio passato politico con spirito critico ma amorevole. Prince è l’unico che viene da fuori. Africano di vent’anni originario del Ghana, ha conosciuto la poetica di Zavattini. Che ora “rappa” con le sue canzoni composte insieme all’amico e coetaneo Luck-Man. I due ragazzi rappresentano il nuovo in questa terra tanto ancorata alla propria storia lontana e recente. Di fatto impediscono, con le loro canzoni ispirate a Zavattini, che il Maestro sia dimenticato. La Bassa è ormai casa per loro, anche grazie al pittore Ligabue, che immaginava qui la sua Africa, fatta di bestie feroci vicine al suo stato d’animo. E casa, la Bassa, lo è anche per gli indiani del Punjab, che ora governano le aziende agricole e i cui figli parlano con uno spiccato accento emiliano.

«Un lavoro che proverà a scoprire la centralità di spazi e territori, di uomini e di donne che li abitano, evitando l’autoreferenzialità, aprendosi invece alle possibilità e ai “rischi” che si possono esperire tra le istanze zavattiniane e le sollecitazioni della nostra contemporaneità, individuale e collettiva, in un gioco continuo di scambi e contaminazioni reciproche. Il “Mondo ZA” – spiega il regista a proposito del film – è soprattutto questo, mappa concreta e concettuale, che useremo per decentrare i nostri punti di vista, sospendere il giudizio, vederci vivere, provando a intercettare
la trama necessaria di memoria, conoscenza ed emozione. “Conoscere per provvedere” amava ripetere il luzzarese, nel cui significato etimologico ci piace scorgere primariamente l’atto dello sguardo, premessa necessaria per prendersi cura di un luogo, di una persona, di un’idea».



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