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«Riporto a casa Vinicio e ritorniamo alle origini»

Franco Bassi, fondatore del Fuori Orario, da quattro anni ha cambiato strada ma quest’anno sarà a Taneto e con lui, per la 17esima volta, l’amico Capossela 

REGGIO EMILIA. Il ritorno è di quelli destinati a scaldare i cuori di tanti fan: Vinicio Capossela e la sua band saranno al Fuori Orario per il tradizionale concerto di Natale del 25 dicembre, data che incorona un calendario a tambur battente per il cantautore, reduce dal tour “Ombre nell’inverno” nei teatri e che sarà il 22 a Torino, il 27 a Cesena e a il 31 in piazza a Pescara. Al Fuori Orario Capossela si ripresenta dopo quattro anni di interruzione, spartiacque rispetto ai sedici anni consecutivi che avevano fatto dell’appuntamento un must delle festività reggiane. Merito, in gran parte, del legame fraterno tra Capossela e Franco Bassi, tra i fondatori del Fuori Orario, che abbiamo intervistato per l’occasione.

Sarà il 17esimo concerto di Natale e cadrà nel 2017, l’idea è nata il 16 ottobre scorso dopo 16 anni di concerto. Cabala?

«Diciamo che la cabala c’entra. Sulle ricorrenze del 2017 abbiamo già costruito lo Sponz Fest di Calibri (Avellino): quest’anno cade il centenario della rivoluzione russa, che è stato il filo conduttore del festival. Rivoluzionare le cose, fare a rovescio. Abbiamo pensato che la 17esima avrebbe chiuso il cerchio. E così è stato. L’idea ci è venuta mentre eravamo a Parigi, il 16 ottobre scorso, dentro ad un club affollatissimo: il calore di quel club mi ha ricordato il Fuori Orario e anche a Vinicio mancavano gli spazi piccoli».

Il cordone ombelicale che Capossela ha mantenuto con il Reggiano è in gran parte merito tuo?

«Lui ha ancora la residenza a Scandiano e, anche se abita a Milano, Reggio la considera casa perché qui si trovano i suoi affetti. Il Natale al Fuori Orario lo abbiamo visto subito come un tornare alle origini, come un ritrovo degli amici di sempre, interrotta dalla mia uscita».

È stato un divorzio doloroso?

«Le strade si sono divise perché per me l’aspetto dello spettacolo non dev’essere mai distinto dall’impegno politico. Ad esempio il concerto del 25 sarà dedicato agli operai della Froneri Italy, azienda di Parma che da un giorno all’altro, nel luglio scorso, ha inviato lettere di licenziamento per delocalizzare; gli operai stanno facendo un presidio con le tende. Una vicenda emblematica: ci si indigna tanto per chi viene nel nostro paese in cerca di speranza e non si spreca una parola per le multinazionali che chiudono lasciando sul lastrico centinaia di famiglie. Di questi tempi è rivoluzionario riparare: non solo gli oggetti ma anche i rapporti. La serata vuole ricucire con il Fuori Orario, ricomporre con serenità il presente con i 21 anni che ho passato nel locale».

Quali sono i preparativi per la grande rentrée?

«Ho voluto ricreare la squadra di allora e ho chiamato una decina di collaboratori che sono stati compagni di viaggio importanti. La band non è la stessa del tour, i musicisti sono stati ingaggiati appositamente. Il repertorio di Natale è particolare: ci sarà Christmas Song, contenuta nel rimo album “All’una e trentacinque circa” che Vinicio aveva scritto per intero a casa mia. Non escludo fuori programma».

Negli ultimi quattro anni ti sei dedicato ad altro, come lo Sponz Fest a Calibri (Avellino)?

«Sì e mi impegna parecchio, ma è una di quelle distrazioni che mantengono vivi. Vinicio mi ha fatto l’onore di chiedermelo e mi ha aiutato a girare pagina. Per il 25 abbiamo organizzato un gemellaggio con Calitri: almeno un pullman arriverà a Taneto, per unire le esperienze della mia vita in un luogo solo. Il rapporto artistico con lo Sponz continuerà per altri due anni».

Tra i sogni nel cassetto futuri non hai un festival simile a Reggio?

«Mi piacerebbe. Io e Vinicio avevamo provato l’anno scorso a proporre il concerto di Natale alle Reggiane… Vinicio ama quell’area piena di storia; un luogo post industriale che meriterebbe tutta l’attenzione da parte della città. A mio avviso quell’area ha delle potenzialità enormi in ambito artistico-culturale: potrebbe diventare davvero un polo europeo. Ci si è concentrati molto sulla mega arena, per me la priorità sono le Reggiane».

I biglietti sono ancora disponibili?

«Ne sono stati venduti più della metà. Consiglio ai reggiani di affrettarsi...».