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“Mamma mia” al Valli, Sergio Muniz è Harry «Ma di origini spagnole»

REGGIO EMILIA. Ci piace perché la sua bellezza è solare, non tenebrosa. Come del resto il modo che ha di conversare: ci conquista per la sua freschezza e spontaneità, lontano da modi affettati. E, cosa non da poco, ha anche tante cosa da dire.

Così l’attore Sergio Muniz, tra i protagonisti al Valli del musical “Mamma mia”, si propone con quel suo irresistibile italiano spagnoleggiante tra uno spettacolo e l’altro di questo lavoro che sta conquistando tutti. A Reggio per le tante richieste è stata aggiunta una recita; e così sono cinque gli spettacoli: gli ultimi in programma sono quelli di domenica 26 novembre alle 15.30 e alle 20.30.

«Sicuramente “Mamma mia” in questi mesi è il più gettonato spettacolo in Italia – spiega Sergio Muniz –. E non poteva essere altrimenti, se si pensa a come è stato realizzato: semplicemente in modo magistrale. Ogni minimo particolare funziona; non ci sono buchi, c’è bella gente e i personaggi così diversi formano un bel gruppo affiatato».

Questo famoso juke-box musical che raccoglie tanto consenso… qual è la sua forza?

«La sua scrittura: impeccabile. E poi ci sono le musiche che si adattano alla lingua italiana. Credo che questo sia un fatto piuttosto raro. Ho notato che gli Abba presentano un sound vicino al mélo italiano, diversamente dalla maggior parte della musica moderna inglese che non si sposa con l’italiano. Penso ad esempio a Grease. Quando lo stile è rockeggiante è ovvio che l’italiano suona in modo molto diverso, invece gli Abba presentano una musicalità adatta alla nostra lingua».

Qual è un altro pregio di “Mamma mia”?

«Non ultimo, il fatto che Massimo Piparo, il produttore, non ha badato a spese. Diceva: “Quello che serve per renderlo perfetto: paghiamolo”. E così molta gente, i cosiddetti “malati di musical” che vanno in giro nelle città come Londra o New York, hanno compreso che questo lavoro non ha nulla da invidiare a quelli che vengono presentati nelle capitali storiche del musical. E i numeri parlano chiaro: le 16 repliche della stagione estiva, come le 21 già fatte in questi mesi hanno fatto registrare il tutto esaurito».

Lei come è stato scelto?

«Mi ha chiamato Piparo perché mi conosceva dopo “Full Monty” e, dato il personaggio, non potevo che dire di sì».

Il suo personaggio, quello di Harry, nell’omonimo film lo interpreta Colin Firth...

«Naturalmente mi sono ispirato a lui ma senza copiarlo. Il mio Harry è diventato di origini spagnole, invece di essere un inglese che vive a Londra, e non va mai non sopra le righe. Pur essendo contenuto, dentro è rockettaro. Inoltre è stato “colorato” diversamente, in quanto il pubblico sta spesso a 200 metri di distanza».

Come si sta sviluppando la sua attività teatrale?

«Sono un attore vivo che si accosta al teatro prima di tutto come persona e poi come personaggio. Per questo non voglio recitare in modo impostato o declamato, salvo certi momenti. Mi piace, quando sto sulla scena, vivere totalmente quel momento. Amo i ruoli fantasiosi o in costume come nei Borgia: è stato fantastico entrare nella pelle di uomini del 1600».

Ma a Sergio Muniz piace anche dedicarsi alla musica.

«Mi dedico con entusiasmo a scrivere canzoni. Di “Que calor”, una coinvolgente una rumba, ho realizzato il video nelle zone terremotate delle Marche vicino Tolentino. L’ho fatto per promuovere la bellezza di quella regione».

Ma ci sono altri interessi, vero?

«La natura, in particolare il mare, il surf e l’apnea. A una persona queste passioni tolgono la scemenza, per dirla in spagnolo:

Te quita la tonteria».

Come la mette con la sua bellezza?

«La bellezza è molto relativa… Non posso dire che non mi abbia aiutato per farmi conoscere, ma sono sempre più convinto che chi ce l’ha la deve ignorare per amare quella fuori».
 

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