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Andrea Pucci in arrivo da Colorado: «Sì, ora sono intollerante»

Reggio Emilia, il comico giovedì 23 novembre sarà al palazzetto dello sport con il suo ultimo spettacolo: «Sul palco dico cose che tutti vorrebbero dire ma per fortuna non lo fanno» 

REGGIO EMILIA. I gesti quotidiani e ottusi che ci mandano fuori testa. Tanti gesti verso cui il cabarettista milanese Pucci ha dichiarato guerra, una guerra portata sul palco e a cui si potrà assistere anche  giovedì 23 novembre (ore 21) nello spettacolo “In… tolleranza zero” in programma al palazzo dello sport di via Guasco nell’ambito di “Lime Off”. Pucci, nome d’arte del 52enne milanese Andrea Baccan, è un volto noto per gli spettatori di “Colorado” come di “La sai l’ultima”.

Siamo arrivati alla “Tolleranza zero”? La definizione rimanda alla politica, alla guerra, alla sicurezza...

«Nel mio spettacolo non c’è nulla di politico, ho usato un termine forte per dare il titolo allo spettacolo, io parlo dell’intolleranza alle cose che accadono nella quotidianità».

Lei è intollerante?

«Lo sono diventato. Ho 52 anni, e a quest’età vedo in maniera diversi fatti su cui ero costretto a essere tollerante, perché troppo preso dalla frenesia della vita».

Ora cosa è cambiato?

«Ora sono più riflessivo e sensibile, mi accorgo di quanto sono diventato intollerante in certe situazioni».

Le occasioni quotidiani non mancano, no?

«Decisamente no. E riscontro che le cose a cui sono intollerante io sono quelle a cui sono intolleranti anche tanti altri».

Ma il cambiamento è solo causa dell’età?

«È un passaggio della vita. Fatti che prima erano tollerati non lo sono più. Le stesse cose che ci accadono più giovani o più vecchi hanno un altro valore».

Questi fatti hanno sempre un antagonista, che probabilmente a propria volta vede l’interlocutore come ottuso. Come se ne esce?

«Beh, è quello il gioco, è per quello che funziona. Queste frustrazioni ci riguardano tutti, tutti le viviamo nella nostra quotidianità».

Nessuno si salva?

«Nessuno. Io racconto fatti avvenuti nella realtà, ho la fortuna di interpretare sul palco quello che sono nella vita».

Non è poco.

«Io mi definisco un comico e cabarettista nazional popolare perché la gente si ritrova in quello che faccio. Le persone mi fermano per strada come fossi un amico, capiscono ciò che dico».

Le sue risposte sul palco sono quelle che tanti vorrebbero dare nel reale?

«Eh sì, parlo delle risposte che tutti vorrebbero dare ma nessuno ha fatto, e per fortuna nessuno lo ha fatto. Altrimenti ci sarebbe sempre conflitto, io potrei scrivere un libro sulla guerra, sul conflitto».

Siamo condannati?

«Qualche arrabbiatura è inevitabile. Posso fare un esempio? Mia moglie il Natale scorso mi ha regalato un maglione marrone, e io ho tutti maglioni blu. Io ho dovuto dire che era bellissimo, che non vedevo l’ora... In realtà me l’ha regalato uno marrone solo per dispetto».

Chi ci fa diventare intolleranti lo fa apposta o non se accorge?

«Alcuni lo fanno apposta. Lo fanno per stuzzicare, perché può essere un

gioco, per noi. Quando in aeroporto mi presento al check-in con due biglietti e mi chiedono se siamo in due non lo fa apposta? Uno ha fretta e si arrabbia».

I biglietti si possono acquistare anche domani sera in via Guasco a partire dalle 19.


 

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