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Tutti nudi sul palco senza pregiudizi

Emma Dante porta “Bestie di scena” al Teatro Ariosto

REGGIO EMILIA. È tra le poche che passano con successo dalla prosa alla lirica, inoltre Emma Dante riesce a strappare consensi senza compiacere, ma rimanendo se stessa. Il suo primo spettacolo a Reggio Emilia, Cani di bancata, sulle terribili ancestrali leggi che hanno dato vita alla mafia nella sua terra siciliana, in scena oramai alcuni anni fa, ci aveva impressionato; subito dopo la sua Carmen ha aperto la stagione scaligera. E recentemente il suo Macbeth, una produzione del regio di Torino, è stato rappresentato al Festival di Edimburgo. E ancora a Reggio abbiamo apprezzato nel 2014 Le sorelle Macaluso.

Oggi alle 18 al Teatro Ariosto il suo singolarissimo Bestie di scena chiude il Festival Aperto. «Attraverso il teatro, con la mia compagnia, voglio raccontare usando linguaggi sempre nuovi. Diversamente mi annoierei – spiega Emma Dante –. Quindi mi piace affrontare l’opera lirica ma anche il cinema… Imboccare tante vie mi aiuta a stare vigile. E poi sono attirata da quei temi che raccontano situazioni scomode, che fanno una luce sul disagio di un ceto sociale che non è la borghesia ma è quello della classe più precaria. E anche parlare della famiglia come centro di legami morbosi, a volte troppo negativi».

Da qui come si arriva a Bestie di scena?

«Lo spettacolo è molto strano: non racconta una storia vera e propria, ma un accadimento che vede protagonista una comunità che in scala riproduce il mondo. Sono esseri caduti sul palcoscenico che è il mondo stesso; e subito ecco le insidie, i pericoli, i peccati. In questo senso può essere insidioso anche lo sguardo degli spettatori che guardano giudicando».

Che cosa vedranno gli spettatori?

«In scena non c’è niente: sono arrivata a questo spettacolo per sottrazione. Non c’è la storia né la musica, che arriva a un certo punto ma viene subito troncata. Ho lavorato su questa deprivazione, sull’assenza con la quale questa comunità fa i conti. E tutto è in silenzio. Quindi è senza testo, gli attori sono nudi: il tutto è legato ai pericoli cui gli attori vanno incontro, in quanto esseri primitivi, spaesati, fragili; in sostanza un gruppo di imbecilli che, come gesto estremo, consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a ogni cosa.Tra l’altro due di loro non ci saranno questa sera, quindi lo spettacolo è stato modificato».

Che esito ha avuto dopo il debutto?

«Lo spettacolo è duro e molto difficile. Ma ovunque ha avuto consensi dal Piccolo di Milano, dove ha debuttato, al Festival d’Avignone; inoltre recentemente al Teatro Argentina di Roma, per tutte le sere, ha registrato il tutto esaurito».

Il titolo “Bestie” come va inteso?

«Bestie sono gli esseri umani allo stato brado senza la sua accezione negativa. La parola va riferita all’iniziazione, a quando si parte dal grado zero. Da quando non si prova il senso di vergogna o non si hanno remore formali, né un’educazione di qualsiasi tipo. E il lavoro da fare è quello di ripulire se stessi che è un po’ simile a quello che devono affrontare gli attori, quando affrontano un nuovo personaggio. In ogni caso sono “Bestie” anche gli spettatori…».

In che senso?

«Devono avvicinarsi allo spettacolo in modo genuino, lasciando perdere i loro principi per essere pronti a rifondare una nuova morale».

Uno spettacolo che va oltre gli schemi… ma anche quando affronta l’opera lirica la pensa così?

«Nell’opera sono fedele e giudiziosa. Anche perché le trame
dei libretti sono astruse di per sé, quindi basta mantenere quell’assurdità e si fa già una cosa nuova. Con le opere liriche bisogna stare dentro alla follia, tenendo presente che tutto è regolato dalla musica: bisogna lasciarsi andare per capire dove essa ci vuole condurre».



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