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Compagni, vi canto il comizio

Massimo Zamboni (ex CCCP) rende il suo omaggio al comunismo (anche reggiano)

Un omaggio ciò che è stato, in Russia come a Reggio, a valori che rimangono – o forse, verrebbe da dire, dovrebbero rimanere – la base di partenza, valori di equità, solidarietà e giustizia. Massimo Zamboni affronta di petto il grande tema del comunismo a un secolo dalla rivoluzione russa. Il chitarrista e scrittore reggiano, fondatore dei CCCP con Giovanni Lindo Ferretti e poi dei CSI, da inizio millennio solista in musica come in letteratura, è pronto a partire con un omaggio ai 100 anni della presa del palazzo d’Inverno a Pietrogrado. In questi mesi Zamboni ha allestito lo spettacolo “I Soviet + L’Elettricità – Cento anni di rivoluzione russa. Un secolo di CCCP”, quello che definisce un “comizio musicale” in cui suonerà dal vivo assieme alla cantante

Angela Baraldi, a Max Collini degli Offlaga Disco Pax e Spartiti, all’ex artista del popolo dei tempi CCCP Fatur, dell’ex Ustmamò Simone Filippi e degli altri strumenti Simone Beneventi, Cristiano Roversi, Erik Montanari, da tempo al suo fianco dal vivo.

Dopo le prove fra i monti di Carpineti, dove ora Zamboni vive, il tour è partito il 7 novembre, e altra data non sarebbe potuta esserci. Per il centenario il gruppo sarà a Napoli, per poi passare a Firenze, Bologna, Udine e Torino. L’ultima tappa, almeno per ora, sarà a Reggio Emilia, altra chiusura inevitabile. A casa, al palazzetto dello sport di via Guasco, nel cuore della «provincia più filo-sovietica dell’impero», per tornare sempre ai CCCP degli anni ’80.

Un omaggio inevitabile?

«Questa è una data che ha cambiato profondamente il mondo e che, al di là di tutto quello che è successo di negativo, rimane legata a valori universali che ancora oggi dovrebbero essere di tutti. L’idea che non dovrebbero esserci divisioni, idee di giustizia e di equità».

Di tempo però ne è passato. È ancora possibile riconoscersi in quel mondo?

«In quel mondo, in quelle idee sì, assolutamente. Se vogliamo il discorso è diverso se parliamo delle parole».

Parliamone.

«Destra, sinistra, comunismo sono termini che si sono consumati nel tempo, con il loro utilizzo, a volte appropriato a volte no. Forse dovremmo inventare un linguaggio nuovo, ma i valori rimangono».

Valori importanti nel 1917 a Pietrogrado come nella sua Reggio per tanti anni, no?

«Questo spettacolo parla della rivoluzione e parla di cosa ha comportato in tutto il mondo. Nella nostra terra il suo segno è stato forte, a partire dalla Resistenza che ci ha portato fuori dalla guerra».

Lo spettacolo parla anche di questo?

«È un ritorno alla mia storia e a quella dei CCCP, pur aggiornata. E io credo che i CCCP sarebbero potuti nascere solo a Reggio, in quel contesto, siamo figli della nostra terra e della sua storia».

A proposito, ha voluto chiudere appositamente qui il tour?

«Sì, e sono contentissimo non solo del concerto a casa, ma anche del luogo in cui si terrà, il palazzo dello sport in centro».

Perché?

«Perché è lì che ho potuto conoscere dal vivo la grande musica, negli anni ’70 a Reggio sono passati tutti i nomi principali e hanno suonato lì. Era un luogo centrale, una visione che oggi si sta perdendo e mi fa paura».

Che cosa intende?

«Oggi i luoghi dei concerti e non solo si fanno in periferia, in spazi grandi comodi da raggiungere. Ma così si perde la centralità e il valore di una città, di un luogo di incontro. Anche questi sono valori persi. Suonare al palazzo dello sport, a pochi metri dal cuore di Reggio, per me è un’enorme soddisfazione, specie in questo contesto».

Il palasport ospiterà quindi il “comizio musicale”. Perché questo nome?

«Perché questo non è un soltanto concerto, con canzoni
vecchie e altre nuove, è proprio uno spettacolo teatrale, anche piuttosto complesso, abbiamo lavorato mesi per metterlo insieme. Ci saranno letture, ci saranno momenti musicali ma anche momenti in cui la musica si unirà ad altro. E ci saranno costanti proiezioni di video».



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