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Il Peri ricorda Rubens Tedeschi critico musicale rivoluzionario

REGGIO EMILIA. L’ultima parola l’ha detta la musica, tramite l’amato Shostakovich del quale la viola di Olga Arzilli, accompagnata al pianoforte da Pierpaolo Maurizzi, ha suonato l’ultima sua...

REGGIO EMILIA. L’ultima parola l’ha detta la musica, tramite l’amato Shostakovich del quale la viola di Olga Arzilli, accompagnata al pianoforte da Pierpaolo Maurizzi, ha suonato l’ultima sua composizione, la Sonata op.147: un pezzo sull’orlo di un abisso che palesa, alla fine, un ricordo mozzafiato del celebre Adagio “Al chiaro di luna” beethoveniano.

Rubens Tedeschi amava questo musicista, era come se avvertisse il dubbio che l’ideologia marxista nell’accezione sovietica non fosse da accogliere senza riserve. Così si è concluso l’interessante incontro all’Istituto Peri in occasione dell’acquisizione, da parte della Biblioteca Gentilucci, dell’intera collezione di materiale biblio-discografico (1700 volumi sulla musica e 2500 dischi) di proprietà del critico musicale de L’Unità, scomparso nel 2015 all’età di 101 anni. Per l’occasione è stato ricordato dal figlio Riccardo, che nel tratteggiare la figura del padre ha fatto cenno a una quantità di aspetti e situazioni da far sembrare che avesse parlato di più persone: dalle difficoltà a compiere gli studi a causa della povertà, all’impiego alla cancelleria del tribunale, all’emigrazione in Svizzera a causa delle leggi razziali, quindi cenni alla passione per il pugilato e i western.

D’altra parte, i critici e musicologi Giordano Montecchi ed Angelo Foletto ne hanno messo in risalto l’indipendenza intellettuale, la figura di giornalista dalla schiena dritta e, cosa non facile per l’epoca, il fatto di non essere ideologico. All’interno di una convinzione marxista, il fatto che sentisse di non accettare le verità ufficiali, quindi di scendere a compromessi. Centrale, nell’intervento di Montecchi, la riflessione sulla pregnanza della sua scrittura: emblematica la lettura del suo resoconto di inviato speciale a Marcinelle il 9 agosto 1956, in occasione della terribile tragedia all’interno della miniera. E ancora, come critico musicale, sono state ricordate le sue pagine “più furibonde”, quelle contro Gian Carlo Menotti, vere orationes contra Menotti, che racchiudevano precise prese di posizione: non ce l’aveva con lui in quanto americano, ma come rappresentante della tendenza alla deriva culturale che sentiva come una minaccia. Quindi, non in linea con i marxisti dell’epoca che disprezzavano la cultura americana, Tedeschi apprezzava incondizionatamente il Bernstein del Candide e anche Britten; a tal proposito, la sua ultima recensione la fece proprio a Reggio Emilia in occasione del Sogno di Britten nel 2009. Foletto ha posto l’accento sul suo
simpatico atteggiamento autoironico, sul fatto che fosse un grande comunicatore dallo spirito libero: in questo senso Tedeschi ha aperto la strada ad un nuovo atteggiamento di fare critica, mostrando attenzione al palcoscenico, ma anche a quello che succedeva dietro le quinte.



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