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Gli eredi di Antonio Ligabue si raccontano attraverso la categoria del sogno

Gualtieri: la Bassa si riconferma terra fertile per l’arte naif con la mostra collettiva “I naifs del Po” 

GUALTIERI. La Bassa, si sa, è sempre stata terra fertile per l’arte naif e l’ennesima conferma è arrivata dalla mostra collettiva “I naifs del Po” che è stata inaugurata sabato pomeriggio nella Sala Falegnami di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri.

Questa quarta edizione della mostra – organizzata dall’Associazione Artistica Tricolore in collaborazione col Comune in occasione del “mese naif”, dedicato alla riscoperta della forma d’espressione artistica più tipica del territorio della Bassa – si è inserita nel vastissimo programma di “Viaggio a Gualtieri”, che ha trasformato il comune rivierasco in una piccola capitale della cultura, al centro di numerosi eventi. La mostra ha radunato le opere di ben tredici artisti, “eredi” di quella stessa corrente che da queste parti ha visto muoversi uno dei suoi esponenti più celebri come Antonio Ligabue, e che ha voluto rappresentare un racconto per immagini attraverso le categorie del sogno e dell’esotico.

Diversi i relatori che sono intervenuti nell’occasione – insieme al critico Emanuele Filini - e che hanno dato il benvenuto al numeroso pubblico presente in occasione del taglio del nastro. «Questi artisti – ha spiegato Luigi Camellini dell’Associazione Artistica Tricolore – sono legati da un cordone ombelicale inscindibile con questo territorio. Senza troppi fronzoli, hanno l’esigenza di esprimere quello che sentono dentro». Il saluto istituzionale è stato opera del vicesindaco e assessore alla Cultura Marcello Stecco, che non ha mancato di evidenziare che il movimento naif abbia le sue radici a Gualtieri.

«Sono due in particolare – ha aggiunto – le suggestioni suggerite da queste opere: i naif hanno sempre saputo rendersi attuali e hanno saputo raccontare i cambiamenti della società. In più, l’area del grande fiume si è rivelata particolarmente feconda per il diffondersi di questo tipo di arte».

Tra gli interventi, anche quello del giornalista della Gazzetta di Reggio Tiziano Soresina, che ha sottolineato come i naifs si sentano “orfani” del museo e dello storico premio di Luzzara, ma allo stesso tempo abbiano saputo adattarsi ai tempi con grande spirito: grazie alle nuove tecnologie, infatti, sono riusciti a creare una nuova piazza virtuale nella quale si incontrano con i loro

colleghi di tutto il mondo. Simone Terzi della fondazione “Un paese” di Luzzara ha infine dato appuntamento a una tavola rotonda in programma sabato 7 ottobre per fare il punto sul presente e il futuro dell’arte naif. La mostra sarà visitabile sino al 29 ottobre.(a.v.)
 

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