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Il Teatro dell'Orsa incanta Reggio Emilia con Argonauti

In centinaia hanno partecipato allo spettacolo itinerante salendo sull'Argobus e riflettendo sui valori di accoglienza, convivenza e tolleranza 

REGGIO EMILIA. Incontro, viaggio, impresa, conquista. E ancora: accoglienza, racconto, dignità, scambio. Sono solo alcune delle parole chiave per entrare nello spettacolo itinerante “Argonuti” che il Teatro dell’Orsa di Monica Morini e Bernardino Bonzani ha riproposto sabato sera, dopo la prima del luglio scorso, raccogliendo consensi entusiastici da parte di un folto pubblico.

La magia dello spettacolo Argonauti, guarda il video

Reggio Emilia nel mito con lo spettacolo Argonauti REGGIO EMILIA. Lo spettacolo itinerante del Teatro dell'Orsa ha incantato il folto pubblico trascinandolo in un viaggio alla ricerca del vello d'oro.


Alla performance, quanto ai contenuti, va il merito di focalizzare i concetti legati al significato primario di convivenza, tolleranza e della vita intesa come viaggio turbolento e pieno di incognite da affrontare con coraggio. Il tutto esposto, pur attraverso una pletora di linguaggi, cadenze e dialetti, con plastica semplicità e alla portata di tutti, italiani e stranieri, gente di casa nostra e persone provenienti ad lontano, dopo aver sopportato situazioni di povertà e disagio.

Tutti vogliono salire sulla nave Argo e partire alla conquista del proprio vello d’oro, guidati dal comandante Giasone: nel ruolo un irresistibile attore di colore, eroico e coraggioso quanto basta, tuttavia infinitamente umano. Egli non è a capo dei suoi compagni ma di tutti gli spettatori accolti uno per uno con la domanda “Chi ti ha insegnato qualcosa?”.

Qui il mito serve per restituire il senso ancestrale dell’andare alla ricerca di uno status migliore, e di una meritata libertà, attraverso immagini dalla forza quasi sacrale. Il senso arcaico viene sottolineato dalla situazione di partenza, facendo da scenografia l’immenso cedro dei Giardini pubblici che, illuminato direttamente, incute un certo terrore. Da qui salpa la nave e si compie il destino di tutti quelli che vi salgono.

E anche se serpeggia la paura, come non mettersi in gioco? Tutti gli attori in costume bianco – come se fosse un viaggio di iniziazione – esibiscono una modalità di porgere il testo molto efficace quasi sempre contrappuntata da una musica di indubbia ricercatezza e fascino per la quale va una menzione speciale al clarinettista Gaetano Nenna e ad Antonella Talamonti per la direzione vocale.

Ai dialoghi ridotti all’osso si alternano articolati parti ritmiche realizzate come domande e risposte cantilenanti che coinvolgono anche gli spettatori, che si muovono – a piedi o sull’Argobus – portando graziosi stendardi in legno raffiguranti una piccola nave. Due gli approdi prima della conclusione in via Turri: alla Camera del lavoro di via Roma e in piazza Domenica Secchi in cui si fa cenno anche alla storia di Medea. In queste situazioni la recitazione lascia spazio al movimento, con corse, duelli in cui il clima è comunque soft, poiché quello che conta rimane il fatto di aver aderito al viaggio.

Nel finale le coppie di bravissimi giovani attori si esprimono simpaticamente su come pensano il giorno del loro matrimonio, quindi in fila, facendo un arco con le braccia sopra alle quali viene posto il vello, invitano tutti, tra gli applausi, a passare sotto, «perché porta fortuna». E la festa continua con alcuni fuori programma, compresa un’esilarante “Romagna mia”.

 

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