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Syusy Blady stregata dalla storia dei Violini di Santa Vittoria

È uscito il suo libro ispirato dall’epopea del borgo di Gualtieri   

GUALTIERI. L’aveva promesso ed è arrivato. In questi giorni è uscito “Il paese dei cento violini”, libro di Syusy Blady con Giovanni Zucca edito da Piemme e dedicato alla storia dei violini di Sana Vittoria di Gualtieri, una storia antica che l’attrice e scrittrice bolognese ha conosciuto bene in questi anni con i suo aspetti politici, culturali e ovviamente musicali.

Dopo tanti approfondimenti, dopo tante testimonianze, ha deciso di trasformare il suo cammino in un libro realizzato assieme a Giovanni Zucca, uno dei principali ghost-writer italiani nonché co-autore di un altro volume “reggiano”, “Io che conosco il tuo cuore” di Adelmo Cervi. Questo è solo il primo passo, perché già a maggio la Blady, parlando con Gazzetta del progetto, annunciava l’intenzione di trasportare la narrazione anche nel formato televisivo.

Il materiale non mancava. I Violini di Santa Vittoria sono l’eredità più bella e attuale – oggi portata avanti da un gruppo di cinque musicisti, attivi insieme dal 2001 – di una storia con quasi due secoli di vita. Inizia nella prima parte dell’Ottocento, quando le campagne emiliane accolgono i balli popolari che poi conosceremo come “liscio”, valzer, polka, mazurca, figli in realtà di altre tradizioni europee.

A Santa Vittoria, terra di fame, povertà, estrema, braccianti, di agricoltori, di primi tentativi di emancipazione collettiva con le gemme di quella che si chiamerà cooperazione, questa passione per la musica esplode, tanto da diventare il “paese dei Cento Violini”. In zona nascono tante formazioni. La più celebre, quella a cui si deve la spinta cruciale, è il Concerto Bagnoli, creato dal violinista Arnaldo Bagnoli con i suoi parenti.

«A suon di polka i braccianti di Santa Vittoria di Gualtieri, nel reggiano, hanno anticipato la rivoluzione, comprandosi il latifondo su cui lavoravano e dando vita alla prima cooperativa agricola d’Italia nel 1890. Sono diventati padroni di loro stessi. Un’eredità di musica, innovazione ed emancipazione che arriva fino a oggi», si spiega nell’introduzione al libro. Il testo è una via di mezzo fra saggio e romanzo, con il romanzo a prendere il sopravvento.

Parte nel 1840 e conduce sino al 1920, per poi arrivare rapidamente al secondo dopoguerra ed è basato su ricerche e testimonianze dirette come quella di Ivonne Bagnoli, la figlia di Arnaldo, uno dei padri dei violini. Nel “Paese dei cento violini” c’è tanta musica, certo, ma pure tanta politica, con la nascita delle prime cooperative di braccianti, come quella voluta da Prospero Ragni a Santa Vittoria. I nomi nel testo cambiano, ma le persone sono quelle.

E dai secoli scorsi si arriva ad oggi: «C’è davvero un’impressionante vicinanza con la nostra realtà odierna. Scrivendo sono rimasta colpita da questi parallelismi, sui conflitti, sulle condizioni

economiche sociali – aveva spiegato la Blady – L’esempio delle cooperative non va dimenticato, erano personaggi che hanno una loro contemporaneità. Persone che facevano tutto suonando e ballando, quindi con allegria, perché non si poteva essere arrabbiati suonando e cantando».
 

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