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Na Italy anyi niile ga-eguzo?  

La Domenica, l'editoriale del direttore Stefano Scansani, con titolo in lingua igbo, su profughi, barconi e l'Italia sola in mezzo al mare

REGGIO EMILIA. Sapete che cosa scrivo? In igbo, che è una lingua niger-kordofaniana, quindi subsahariana, la domanda circolante è tradotta più o meno così: “Na Italy anyi niile ga-eguzo?” (In Italia ci staremo tutti?).

Ho un così alto senso dell’Europa e della cooperazione internazionale da essere certo che l’Italia resterà sola in mezzo al mare, alle prese con profughi e barconi. Cioè un’Italia solista dell’accoglienza, meglio ancora, diventata consapevole dell’emergenza nel volgere di una settimana.

L’Europa e la cooperazione a cui faccio riferimento rappresentano infatti altri valori, così alti e nobili da avere nulla da spartire con calcoli, egoismi e distinguo degli immortali nazionalismi o dei ricorrenti pronunciamenti di vicinanza all’Italia, di comprensione per l’Italia, di un po’ più di denari all’Italia. Purché s’accolli e accolga… Aiuti sì, ma se li tenga tutti qui (i profughi).

La cugina Francia del benvenuto Macron respinge che è un piacere. Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca non ne vogliono proprio sapere. Addirittura non rispondono.

In tanta solitudine il nostro Paese sta scoprendo la sua immensa debolezza. Dal Canada, per la prima volta e ben lontano dai leghismi, il presidente della Repubblica Mattarella ha detto chiaro e tondo che il fenomeno migratorio «va governato assicurando contemporaneamente la sicurezza dei cittadini».

Mai prima d’ora le sfere cattoliche progressiste, sociali e solidali s’erano sbilanciate associando immigrazione a sicurezza. Il premier Gentiloni ha fatto la voce grossa a Berlino. Poco prima il ministro degli Interni Minniti era rientrato d’urgenza in Italia sull’aereo che lo stava portando negli Usa (manovre da protocollo per pericolo imminente).

È un linguaggio nuovo, prima evitato per pudore culturale o per correttezza politica. Sono fatti inediti. Fino a domenica scorsa la parlata politica istituzionale e governativa era monotonale su solidarietà e accoglienza, anche manichea: filantropi di qua e razzisti di là.

Si badi: fino a domenica. Leggetela come vi pare. Ma domenica significa all’indomani degli esiti del ballottaggio che ha confermato una sconfitta lineare del Pd, partito di Comuni e di governo, proprio su quel fronte dove la gente aspetta al varco la politica. Immigrazione e sicurezza.

L’esito delle urne, il cannibalismo dentro il Pd, la retorica astratta dell’“accogliamoli tutti”, la corsa fuori tempo massimo verso lo ius soli, sono andati a sbattere contro il mondo sensibile. Cioè quello concreto, fisico. L’arrivo di 4.500 altri disperati nel balenare di quarantotto ore.

Così in due e due quattro il fenomeno delle migrazioni continentali ha in via indiretta scatenato una decisa perturbazione politica: la sconfitta del Pd che ha scoperto parole o azioni inconsuete (realismo e fermezza), lo sbalorditivo viraggio a destra dei grillini; la rimonta della destra con la riapparizione di Berlusconi.

È una ovvietà scrivere che le sorti politiche del Paese, oltre la persistenza della crisi e la questione del lavoro, dipenderanno dalla credibilità e efficacia dei provvedimenti sui flussi migratori. Ma va scritto. Come va sostenuto che le manifestazioni e le contro-manifestazioni non risolveranno l’emergenza alla sorgente, ovvero al “rubinetto” libico, anzi, indeboliranno le soluzioni.

Succede anche da noi, nel nostro piccolo. Il 12 giugno i comitati di quartiere avevano protestato contro il sindaco per l’esubero dei numeri dell’accoglienza e il destino dei profughi. Immediata la partecipazione delle destre, superdestre, M5s, e anche di propaggini fasciste.

Ieri mattina è arrivata la risposta delle sinistre e supersinistre, organizzazioni umanitarie e centri sociali, anche contro i provvedimenti decisi da Minniti (Pd, dunque, assente giustificato). Così continua la storia dell’Italia fragile, come procede quella africana.

La prima è di passione,

espressione, contabilità partitica e ideologica. L’altra ha fame, sete, paura, è in fuga, in pieno trasbordo geografico infinito. Il fenomeno ha perciò bisogno di risposte aritmetiche.

s.scansani@gazzettadireggio.it. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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