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Da Pci a Pd secondo De Lucia 

Giovedì la presentazione del libro del consigliere: «Il partito? Lo cambierei così»

REGGIO EMILIA. Aveva annunciato su Facebook, social che padroneggia con grande dimestichezza, che sarebbe uscito il suo primo libro. Da un giovane consigliere comunale, che si è conquistato la fama di irriverente e non di rado ha assunto iniziative eterodosse rispetto al Pd, ci si aspettava qualcosa di frizzante, se non addirittura provocatorio. Invece l’opera prima di Dario De Lucia, “Dal Pci al Pd”, si occupa di politica. Per la precisione del partito nel quale milita.

La seconda sorpresa del libro sta nell’autore della prefazione, Pierluigi Castagnetti, autorevole espressione di una tradizione politica confluita nel Pd alla quale De Lucia non si ispira. «Premesso che non faccio parte di alcuna corrente, ho chiesto a Castagnetti di scrivermi la prefazione – dice l’autore – sono andato qualche volta a casa sua e ha accettato: è stato molto disponibile e per questo lo ringrazio molto. Inoltre ho fatto questa scelta perché il libro non si occupa della Dc, i Popolari e la Margherita, una storia importante poi confluita nel Pd».

Appunto, di cosa si occupa il libro che uscirà il 29 giugno con la casa editrice Imprimatur? «Non parla di politica, ma di come è organizzata la politica – scrive De Lucia nella premessa –. Tutti noi discutiamo, ogni giorno, di fatti di cronaca politica e dei suoi attori, i politici, spesso non riuscendo a capire i passaggi e il linguaggio che sta dietro a una decisione o a un posizionamento del leader di turno. Quindi, come sono organizzati i partiti? In particolare come funziona il Partito Democratico? Perché ha scelto le primarie come metodo di selezione della classe dirigente? Quali sono i compiti di un segretario, di una assemblea o di un direttivo? Perché le correnti sono così importanti? Questo elaborato prova a dare delle risposte».

La prima parte del libro è una “scatola degli strumenti”, dove vengono elencati e spiegati alcuni concetti chiave. L’approccio in questa sezione è manualistico e del resto il consigliere comunale ha iniziato a scriverlo in contemporanea con la tesi di laurea che tratta degli stessi temi.

La seconda parte prende in esame un percorso unico, lungo e travagliato che ha portato alla nascita di quattro partiti, gli ultimi tre solo nel corso degli ultimi vent’anni: Partito comunista italiano (1943-1991), Partito dei democratici di sinistra (1991-1998), Democratici di sinistra (1998-2007), Partito democratico (2007).

La terza parte si avvale di interviste realizzate a Antonio Bernardi, Massimo D’Alema, Sergio Lo Giudice, Pier Luigi Bersani e Giuseppe Civati. Nella quarta e ultima invece De Lucia dice la sua e offre spunti e riflessioni per migliorare l’organizzazione del Partito democratico. «Sono convinto che il nostro partito ha grandi potenzialità e bisogna mettersi in gioco per arrivare a un risultato migliore. Non sono di quelli che credono che è tutto finito. Abbiamo ancora tanto, c’è un corpo di persone che può dare ancora molto».

Tra le proposte avanzate dal militante Pd ci sono il ricorso all’utilizzo dei referendum interni per gli iscritti sui temi dell’agenda politica («possibilità prevista ma mai attuata», l’attuazione della piattaforma online per l’interazione delle esperienze e per le consultazioni politiche, «anche questa prevista ma mai attuata». E ancora «la creazione di un centro studi e di un comitato scientifico che sulle questioni economiche, mediche e geopolitiche elabori dati e documenti da mettere a disposizione degli iscritti e amministratori; la distinzione tra gli incarichi di partito e quelli elettivi nelle amministrazioni, limitando al massimo i doppi
incarichi, e tanto altro ancora».

Il libro sarà presentato per la prima volta nella sede di Istoreco a Reggio Emilia il 6 luglio alle 18.15 alla presenza di Pierluigi Castagnetti (modera il collaboratore della Gazzetta di Reggio Adriano Arati).

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