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DIBATTITO

Benedetto modello Reggiano

L'editoriale domenicale del direttore della Gazzetta di Reggio

Quando mi chiedono com’è oggi Reggio Emilia, rispondo così: “in movimento, esuberante, effervescente”. Il successivo interrogativo scava nella prima risposta, “in movimento”. Al di là della vocazione per il lavoro e per il fatto che la città sta sul nervoso elastico della via Emilia, che cosa vuol dire?

Faccio il cinico. Vuol dire che Reggio sta cercando il suo collocamento contemporaneo, una dimensione compiuta, un’identità certa, una consapevolezza piena della sua forte dimensione geo-economica e anche politica. Ma su questo versante la città è semovente, legata al criterio sadomasochista della storia della subalternità.

Ogni tanto sento sospirare “sa, comunque noi siamo rimasti contadini”. Qui sta ancorato il retrogusto reggiano per il Terzo Stato alla maniera vecchia, quella degli Stati Generali.

Ecco, Stati Generali. In queste settimane essi vengono richiamati che è un piacere. In via diretta oppure evocati indirettamente. Secondo le prassi d’antico regime gli Stati Generali erano convocati nei momenti solenni, drammatici, determinanti della monarchia (di Francia).

Metto ordine alla sequenza. Il 28 aprile Legacoop nel pieno della crisi e del dibattito sul dissesto delle cooperative delle costruzioni ha proposto un convegno di larghe dimensioni dal titolo “Uniti nella Legalità”, un momento di riflessione e ripartenza con Nando Dalla Chiesa. L’8 maggio il sindaco Luca Vecchi parlando ai rappresentanti delle categorie e agli imprenditori ha lanciato i “Nuovi Stati Generali per l’Area Nord”, la fascia strategica per lo sviluppo della città.

Quindi, il 7 maggio inaugurando Fotografia Europea col ministro Dario Franceschini, Reggio ha ospitato gli Stati Generali della fotografia che ha intenzione di replicare ogni anno. Giovedì il Pd s’è dato una mossa erigendosi sul suo tallone d’Achille, la sicurezza, e ha fatto parlare il ministro degli Interni Marco Minniti che ha descritto la virtuosissima formula collaborativa tra poteri dello Stato e cittadini. Infine, ieri sera con processione e solennità il vescovo Massimo Camisasca ha affidato Reggio alla Madonna. Non ci facciamo mancare nulla.

Questa antologia di avvenimenti conferma che qualcosa sta capitando. Ma non si sa che cosa. Se fossimo nella Francia remota verrebbe da scrivere che sono in corso gli Stati Generali, ognuno dei quali è attivo e concentrato nel suo ambito, nella sua stanza.

E c’è chi va di stanza in stanza per discutere delle sue apprensioni e visioni. Ad esempio sul crac delle cooperative delle costruzioni bisogna andare dal vescovo. Lo ha fatto Legacoop, lo ha fatto Cna.

La suddivisione all’antica degli Stati Generali erano: aristocrazia, clero, borghesia. Chi vuole individuare in questi compartimenti sociali le realtà reggiane di oggi, faccia pure.

È anche il mio tentativo, partendo dal presupposto che ognuno dei soggetti va immaginando e concependo Reggio alla sua maniera: con un sistema economico cooperativo guarito, risanato, liberato; con lo stop al calcestruzzo e uno start alla favoleggiata rigenerazione urbana; con la faticosa tenuta del centrosinistra

e lo sfoggio del modello reggiano; con un appetito addirittura culturale nazionale; con la benedizione del Cielo.
Domanda lecita: che cos’è il modello reggiano? Domanda di riserva: a chi votarsi?

s.scansani@gazzettadireggio.it.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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