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la domenica

Fotografia europea. No, Reggiana

L'editoriale domenicale del direttore della Gazzetta

A Reggio si fa un gran parlare di città in piena evoluzione, alla ricerca della sua identità contemporanea, mentre il 2019 è a un tiro di schioppo. C’è qualcuno che teme che quell’anno arrivi prima del cambiamento. Sarebbe uno smacco, un sorpasso. C’è qualcuno che teme che la società reggiana abbia un altro passo rispetto alla politica e ai suoi giramenti. Sia più avanti. Nel 2019 i reggiani saranno chiamati ad eleggere il sindaco e a rinnovare il consiglio comunale, così come la maggioranza dei Comuni del territorio. Sarà una soglia.

Una gran prova. E siccome è in corso Fotografia Europea vado a prestito dei temi del festival per tentare una breve indagine: qui la politica è istantanea rispetto agli scatti della società, della nuova generazione, degli alti e bassi dell’economia? Non mi pare.

Due sono i motivi che sostengono questa mia incertezza domenicale. Il primo motivo è nudamente politico e riguarda la convivenza. Il secondo è invece di prospettiva, e basta.

La convivenza militante ma difficile è quella che è riemersa in questi giorni, dopo le primarie del Pd e il battibecco a distanza fra il segretario provinciale dei democratici Andrea Costa e il vicesindaco di Reggio Matteo Sassi, già Sel e ora di Articolo 1 Mdp.

Semplificando: Costa tiene insieme il partito fatto di tanti personalismi altalenandosi come ex bersaniano e senza dire se il suo cuore batte per Renzi (non credo) o per Orlando (non credo), ma affermando che il flop dell’affluenza è stato causato dagli scissionisti. Sassi ha risposto che la presa di posizione inespressa di Costa può non aver spinto i cittadini alle urne; e ha parlato un gran bene dell’esperienza del centrosinistra espanso, in corso nel municipio del capoluogo.

Che c’entra tutto ciò col futuro? Molto. Baruffa ordinaria? Non direi. Perché il segretario si barcamena per la segreteria (cioè lui). Perché il vicesindaco alla lunga difende la sua coalizione, tutela la sua giunta, rappresenta gli scissionisti e l’istituzione insieme, e spara sul Pd. E perché il sindaco è il Pater Misericordiae.

Luca Vecchi è infatti l’assoluto protagonista perché sotto il suo mantello raccoglie, protegge, rappresenta e si fa rappresentare da ogni pezzo del centrosinistra divergente. Litigioso, ma altrove.

Si badi che l’anti-Pd vicesindaco Sassi ha deleghe strategiche. Si badi che l’anti-Pd assessore Tutino ha altre deleghe arcipotenti. Quando parlano dall’interno della giunta lo fanno con autorevolezza e carta bianca.
Da altre parti questa convivenza anomala avrebbe di già scatenato la crisi politica. Invece la giunta di Reggio è forte, ma anche un fortino.

Il rischio è che l’esperimento reggiano del centrosinistra espanso sotto il mantello di Vecchi – oltre che garanzia di governo della città – non sia altro che una mobilitazione per il 2018 e il 2019. Chi verrà candidato alla Camera e al Senato per le politiche incombenti l’anno prossimo?

E qui tiro in ballo ancora l’assessore Tutino, scissionista e pupillo di Enrico Rossi acerrimo nemico toscano di Matteo Renzi, che già accarezzerebbe il velluto di una poltrona in Parlamento.

E poi, chi farà il sindaco nel 2019? Tre le risposte che già vorticano in città: ancora Vecchi naturalmente; ma che domande sono? È troppo presto; attenti alle sorprese perché fuori spira un’aria di aspettative nuove.

Ecco perché ho scritto che la fotografia della politica di lotta e di governo a Reggio Emilia è un’istantanea dell’ora come ora.

Un gruppo di famiglia in un interno. Mentre fuori, oltre alle insidie per ora blande della destra, della Lega e dei grillini, vengono richiesti efficacia ed efficienza, pragmatismo e praticità.

Certe doti la sinistra e il centrosinistra reggiani le vantano storicamente, in modo congenito.
Quel che manca è l’accelerazione fattiva su pochi ed essenziali temi acuti e nazionali, i quali nel 2019 saranno popolarmente pretesi nei programmi elettorali locali: lavoro, immigrazione, sicurezza.

Tre parole semplici, sulle quali però l’attuale amministrazione deve elaborare un pensiero

e un progetto che non siano di destra, neanche leghisti e men che meno grillini. Questa sì è una istantanea problematica di Fotografia Europea 2017: mappe del tempo, memoria, archivi, futuro.

s.scansani@gazzettadireggio.it.

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