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Gatti dirige la Mahler  tra Schubert e Webern 

Al Valli l’atteso appuntamento della stagione dei concerti

REGGIO EMILIA. Un connubio, tra la Mahler Chamber Orchestra e Daniele Gatti, che fa autentiche scintille. Ogni anno la stagione dei concerti del Romolo Valli propone questa magnifica coppia: l’orchestra fondata da Claudio Abbado – ascoltata più volte nella nostra città dove è stata acclamata protagonista (si ricordano le tre opere dirette dal Maestro, le mozartiane Così fan tutte e Il flauto magico nonché il Fidelio di Beethoven) – ed il direttore milanese che fin da subito ha compreso il valore di questa compagine.
Non solo, ma Gatti in questi anni insieme alla Mahler ha realizzato progetti il cui valore contenutistico va in parallelo con la qualità delle esecuzioni: personalissime, quanto mai impeccabili.
E la “coppia” ritorna dunque questa sera (ore 20.30) sul palcoscenico cittadino per un concerto al centro del quale sta la città di Vienna con le sue due scuole musicali, distanti nel tempo, ma unite da una storia importante quanto fascinosa: la prima scuola rappresentata da Schubert e la seconda scuola con Anton Webern allievo di Schoenberg.
Il programma propone a confronto due Sinfonie di Schubert – la Terza e la Sesta – con due lavori per quartetto d’archi di Webern (compositore che morì nel ‘45 ucciso da un soldato americano): i Fünf Sätze op. 5 e Langsamer Satz, proposti nella versione per orchestra d’archi. Le “celestiali lunghezze” di Schubert e la fulminante concisione della musica di Webern; un programma dall’impaginazione singolare e ricercata. La Terza Sinfonia, scritta da Schubert diciottenne, mostra già pienamente quelle magistrali doti melodiche e inventive che rimarcheranno la personalità schubertiana nelle opere più mature.
La Sinfonia n. 6 vede la luce tra il 1817 e il 1818 e verrà eseguita in pubblico solo dieci anni più tardi, il 14 dicembre 1828. Il sottotitolo di “Piccola” non riguarda le dimensioni quanto la necessità di distinguerla dalla “Grande”, scritta nella stessa tonalità di do maggiore. In particolare, nel quadro di sviluppo generale dello stile sinfonico schubertiano, la Sesta ricopre una posizione rilevante poiché segna indubbiamente un importante passaggio di crescita e di perfezionamento tecnico, oltre che l’acquisizione di un’identità artistica più compiuta e personale oltre che di nuovi modelli stilistici.
Scritta per quartetto d’archi nel 1905 e proposta qui nella trascrizione per orchestra d’archi di Gerard Schwarz, il Langsamer Satz appartiene alla produzione giovanile di Anton Webern e rappresenta una prova creativa di assoluto rilievo e di coinvolgente bellezza. I Fünf Sätze per quartetto d’archi
op. 5, composti nel 1909 e trascritti per orchestra nel 1929, sono un lavoro di straordinaria concisione aforistica che anticipa, dal punto di vista dell’estrema rarefazione del discorso musicale, i Sechs kleine Klavierstücke op. 19 di Schoenberg del 1911.
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