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Vinicio Capossela incanta il Valli tra ombre e ricordi  

Reggio Emilia, il cantautore torna a casa e porta sul palco canzoni della cupa, citazioni e aneddoti

REGGIO EMILIA. Due ore di incanto e mezz’ora al bancone del bar di casa. Due parti, tanto diverse quanto perfette, per raccontare un prisma dalle infinite sfaccettature. 

Difficile trovare persone poco soddisfatte, dopo il concerto di Vinicio Capossela ospitato martedì sera dal teatro Valli per “Leggera”. 

L'esibizione di Vinicio al Valli

L'esibizione di Vinicio Capossela al teatro Valli di Reggio Emilia REGGIO EMILIA. Pubblico delle grandi occasioni, al teatro Valli, per il concerto di Vinicio Capossela che, nell'ambito della rassegna "Leggera", ha presentato il suo Ombra Tour. LEGGI L'ARTICOLO

E nel Valli gremito c’era una bella fetta della vita di Capossela, tanti amici e tanti parenti, comprese le zie arrivate dall’Irpinia: «Alcune zie prevedono il futuro, le mie mi dicevano solo: “Finirai male”. E io le adoro», è stata la dedica sorridente.

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La serata ha vissuto di due anime. La prima, oltre due ore di esibizione, dedicata all’ombra, tema portante del tour. Un velo su cui venivano proiettate luci e profili ha accolto gli spettatori, separandoli da Capossela e dalla sua impressionante band.

Notevoli complici per un Capossela in gran forma fisica, impegnato fra piano, chitarra e mille cambi di cappelli e mantelli. La sezione è iniziata ed è finita sugli stessi toni, luci rosse, suoni morriconiani e mille splendide ombre a disegnare fondali. Nel mezzo, una selezione di canzoni della cupa, nate da quell’ombra in cui si generano leggende e miti.

Fra i momenti più apprezzati, quelli in cui il ritmo accelera, “Brucia Troia” apocalittica come da copione, e le applauditissime “Maraja” e “Ballo di San Vito”, segnate dalle tante percussioni e da una ritrovata elettricità.

Nel bis, salutati gli allestimenti e i giochi di luce, si è tornati a Reggio per un finale rilassato, con Capossela simpatico contastorie sempre affiancato da una bottiglia.

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Ha parlato della sua terra, «che unisce la Medaglia d’Oro della Resistenza a questo bellissimo teatro, la tradizione della balera da festa dell’Unità all’Ariosto», e regalato omaggi – a Celine, Tondelli, Massimo Zamboni, e all’onnipresente Ariosto di cui ha letto diversi estratti.

Ma pure memorie rock & roll sulle feste di Natale – «ci sono tanti amici del Fuori Orario, quante sbronze ho preso in quei concerti di Natale» – e sulla sua Scandiano: «Vediamo le colline, la cupa, in un metro ci sono le meraviglie della Rocca, l’Orlando innamorato, e il Corallo, con lo “sbocco” del sabato notte».

Ricordi di tanti, non solo di Capossela: la differenza – ancora una volta – la capacità di renderli arte. Applausi.

 

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