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“Il mio posto nel mondo”, omaggio a Luigi Tenco un artista fuori dal coro   

Poviglio: intervista al regista Gianni Furlani, autore del progetto insieme a Mauro Bertozzi. «Vogliamo ricordare il cantautore come un uomo  innamorato della libertà e della vita». Sabato 25 marzo la prima al Kaleidos 

POVIGLIO. “Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano...”. Così cantava in “Io sono uno” Luigi Tenco. Parole tormentate e, con il senno di poi, ancora più struggenti. A cinquant’anni dalla scomparsa di Tenco, tra omaggi più o meno riusciti, rievocazioni non sempre azzeccate, interrogativi mai sopiti e dubbi che inevitabilmente ritornano, anche a Reggio c’è chi non ha potuto dimenticare l’anniversario. “Il mio posto nel mondo (Luigi Tenco, il ragazzo col sax)”, regìa di Gianni Furlani e Mauro Bertozzi, quest’ultimo anche protagonista sul palco, andrà in scena in prima assoluta sabato 25 marzo (ore 21) al Kaleidos di Poviglio con musiche dal vivo eseguite da Tiziano Bellelli, Riccardo Sgavetti, Luca Savazzi. Ne abbiamo parlato con Gianni Furlani.

Il regista Gianni Furlani
Il regista Gianni Furlani

Dal trionfo, ancora in corso, dello spettacolo "Gli uomini per essere liberi" dedicato a Sandro Pertini alla messa in scena de "Il mio posto nel mondo" per ricordare Luigi Tenco. Quale il filo rosso?
«La premessa è che a noi piace portare a teatro “storie di persone” ed entrambi si prestano molto a questa nostra visione. Ma, in realtà, la cifra che li caratterizza è la Libertà, principio fondamentale per tutti e due, pagato a caro prezzo: basti pensare, per Pertini, ai 15 anni di carcere fascista e per Tenco la censura per oltre 2 anni a causa di una canzone».

Quando ha sentito per la prima volta una canzone di Tenco?
«Di Tenco ho un doppio ricordo, il primo legato ai racconti in casa dei miei genitori e di quanto avvenne 50 anni fa mentre le prime canzoni le ho ascoltate in una situazione particolare: viaggiando per lavoro anni fa con un collega che cantava le canzoni di Tenco... e lo faceva benissimo. Da quel momento è nata la mia passione per questo immenso cantautore».

Lavorando su un personaggio quasi sempre si parte con un'idea e, ad opera compiuta, ci si trova in mano una mole di percezioni e sensazioni impreviste. Chi è il Luigi Tenco che oggi lei può dire di conoscere?
«Ha ragione quando dice che si parte con un'idea ma poi si arriva al termine con altre idee e con un diverso risultato. Nel massimo rispetto di Tenco e senza volere cadere mai nel gossip, man mano che si procedeva con il lavoro le emozioni si moltiplicavano. Per quanto mi riguarda, il Luigi Tenco che ho conosciuto è un ragazzo sì irrequieto ma non depresso o triste come alcuni lo hanno raccontato. Un ragazzo con tanta voglia di conoscere la vita, di amarla, di trovare il suo posto nel mondo. Una persona soprattutto sensibile. Come racconta Gianfranco Reverberi (grandissimo musicista e compositore, nonchè amico fraterno di Luigi Tenco) “eravamo ragazzi che volevamo vivere. In quel periodo andava di moda James Dean e lui, che gli assomigliava, giocava a fare l’artista tormentato per far colpo sulle ragazze. E ci riusciva benissimo. Ma sceso dal palco si toglieva la maschera e tornava a essere allegro e spiritoso come sempre”».

In che cosa Luigi Tenco era profondamente diverso dai "colleghi" con i quali, lo dice la storia, aveva probabilmente poco da condividere?
«Ascoltando e leggendo quello che ha scritto, purtroppo nella sue breve vita, Tenco ha spaziato dalla canzone d'amore alla canzone di contestazione alla canzone sociale. Inoltre, essendo un ottimo musicista (basti ricordare che suonava almeno quattro strumenti ad ottimi livelli tra cui il suo preferito sax) era alla ricerca di nuovi suoni. Ma soprattutto, ripeto, era un uomo libero e questo non lo facilitava. Basti pensare che entrò in forte contrasto con Mogol già allora paroliere affermato eduomo di peso nel mondo della musica italiana».

A 50 anni dalla sua morte i media si sono scatenati. Secondo lei, la memoria del cantautore è stata celebrata come meritava "l'uomo Tenco"?
«Mah, quando muori in modo tragico a nemmeno trent’anni, entri nella leggenda... certamente Tenco pagò un forte ostracismo dopo il tragico gesto, basti pensare al modo freddo e distaccato in cui a Sanremo annunciarono la sua morte, senza nemmeno un momento di riflessione e così finì nell'oblio, volutamente dimenticato. Ricordiamoci, e questo è un punto di forza del nostro spettacolo, quali sono gli anni in cui Tenco si esprime come artista, gli anni ’60, quelli dello scandalo della Dama Bianca e della censura sempre presente. Ma, e questo è il lato interessante, negli anni successivi Tenco, piano piano, ha ritrovato il “suo posto nel mondo”, sono nati club, premi, nuovi appassionati e tanto altro. Credo, quindi, che il riconoscimento di questo anno sia un atto dovuto nei suo confronti e l'interpretazione di Tiziano Ferro al Festival di Sanremo abbia fatto conoscere, a chi ancora non lo conosceva, un grande autore. La famiglia, molto attenta nel custodire l'immagine di Luigi Tenco, aveva chiesto di non ricordare la scomparsa in quanto momento riservato e doloroso. Noi abbiamo rispettato in un certo senso questa volontà, decidendo di debuttare in occasione non della scomparsa ma a ridosso dell'anniversario della nascita che cade il 21 marzo all'interno di un progetto molto interessante, organizzato da Enrico Deregibus, “Luigi Tenco. In qualche parte del mondo”, una serie di eventi, in tutta Italia, atti a ricordare Tenco».

“Il mio posto nel mondo" è un titolo che rimanda, con una sorta di struggente nostalgia, all'incapacità di affrontare un mondo “estraneo”. E' così? O preferisce immaginare un Tenco ribelle?
«Sì, in effetti il titolo si può prestare a questa intepretazione. Ma noi immaginiamo Tenco sì come un ribelle ma soprattutto come un ragazzo con una grandissima sensibilità che si affacciò, forse per caso, nel mondo imprenditoriale della musica. Un ragazzo che disse: “La mia più grande ambizione è quella di fare in modo che la gente possa capire chi sono io, attraverso le mie canzoni”. La nostra scelta teatrale vuole, senza mai entrare nel privato di Luigi Tenco, stimolare lo spettatore, una volta terminato lo spettacolo, ad approfondire, ad avere la voglia di conoscerlo ancora di più cercando di lasciare, pur nella drammaticità di quanto accaduto, un ricordo positivo».

Dove sta l’attualità di Tenco?
«L'attualità di Tenco sta nei testi delle canzoni che ha scritto. E nella vivacità con cui si dibatte su di lui: “cantautore impegnato socialmente, no era un cantautore impegnato politicamente, no un grande cantautore di canzoni d'amore”. Forse nessuno ha la risposta giusta ma, come dice il suo carissimo amico Gianfranco Reverberi, “Luigi avrebbe fatto grandi cose”».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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