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«Quando ha vinto abbiamo ballato»

Mamma Laura e papà Carlo: «Seguivamo la cerimonia in tv, che gioia»

ALBINEA. «Mentre seguivo la cerimonia in tv, sono quasi morta, il cuore mi scoppiava. Quando poi ha vinto ci siamo messi tutti a saltare, ad urlare di gioia».

È Laura Zuliani, la mamma di Alessandro Bertolazzi, a parlare. Lo fa con voce trafelata. E si capisce il perché: suo figlio, che ha compiuto nella nostra città i primi passi per imboccare la strada che lo ha portato sino allo straordinario alloro, ha vinto il massimo riconoscimento cinematografico mondiale.

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ALBINEA. «Mentre seguivo la cerimonia in tv, sono quasi morta, il cuore mi scoppiava. Quando poi ha vinto ci siamo messi tutti a saltare, ad urlare di gioia».

È Laura Zuliani, la mamma di Alessandro Bertolazzi, a parlare. Lo fa con voce trafelata. E si capisce il perché: suo figlio, che ha compiuto nella nostra città i primi passi per imboccare la strada che lo ha portato sino allo straordinario alloro, ha vinto il massimo riconoscimento cinematografico mondiale.

Mamma Laura e papà Carlo hanno seguito l’89esima edizione degli Academy Awards da Albinea, dove sono tornati a vivere dopo una lunga permanenza in Piemonte. È lei – albinetana doc – a raccontare del figlio, che da ragazzo ha frequentato l’istituto artistico Chierici prima di entrare, ancora giovanissimo, nel mondo dello spettacolo. «La sua prima esperienza – precisa – è stata quella di fare la comparsa al teatro municipale Valli. In seguito si è trasferito a Firenze, dove ha iniziato a lavorare seriamente, prima di iscriversi e frequentare l’Accademia Silvio D’Amico nella capitale. A Roma ha conosciuto Emanuele Luzzati. È stato lui a suggerirgli di trasmettere ad altri le doti che aveva appreso. Ha accettato il consiglio – racconta la mamma – e mentre studiava ha fatto anche l’insegnante, approdando infine ai primi film». Da lì l’inizio di una ascesa che lo ha portato fino a questo trionfo. «Alessandro è sposato – dice Laura – ha un figlio di 24 anni e vive a Londra, ma quando può viene a trovarci. È nato 59 anni fa mentre ero a Vercelli con mio marito Carlo, che si occupava dei metanodotti Eni prima di passare a fare il rappresentante di pneumatici. Nel frattempo è nato anche il secondo figlio, Stefano, che adesso lavora in Max Mara».

Mamma Laura è un fiume in piena: «Non mi aspettavo che vincesse. Ma credo nemmeno lui. Sapeva di aver lavorato bene ma temeva la concorrenza di chi ha curato, con lo stesso impegno, altri film come Star Trek. Invece lo hanno scelto. Che gioia».

È sempre lei a spiegare il duro lavoro che si cela dietro le maschere di “Suicide Squad”: «È stato impegnato per oltre 8 mesi – racconta – e ha lavorato soprattutto in Canada, a Toronto. La sua abilità consiste nel “trasformare” le figure umane, invecchiare o ringiovanire il volto degli attori, rendere visibili dei particolari, inventare delle ferite, mostrare il sangue che scorre copioso. Sembra tutto vero ed è invece solo il risultato del suo estro».

Ha già parlato con lui dopo la consegna dell’Oscar?,le chiediamo. «Guardi, la lascio, mi sta chiamando al telefono, è proprio lui anche se là, in America, è ancora notte piena. Penso che abbia dormito poco. Così come noi».