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I Marlene Kuntz al Fuori Orario con “Onorate Il Vile tour” 2017

Gattatico, stasera sul palco Cristiano Godano e soci. In scaletta brani da La lunga attesa e anche dal Vile, il disco cult del 1996

GATTATICO. Musica. Urlata. Arrabbiata. Ma anche pensata. E contaminata con le pagine e i dipinti che Cristiano Godano ha scoperto – e amato – in questi anni. Ci sarà tutto questo, stasera, al Fuori Orario di Taneto (info: 0522-671970, inizio ore 22): i Marlene Kuntz vi fanno infatti ritorno con “Onorate Il Vile tour”. Un modo per celebrare il loro secondo album – quel Vile, pubblicato nel 1996, poi diventato disco cult – e per incendiare il pubblico, di oggi e di ieri. Perché «il passato – come scrive Vladimir Nabokov, amatissimo da Godano – è un ottimo combustibile».

Dopo vent’anni vi voltate indietro, perché?

«Due anni fa abbiamo celebrato Catartica, il nostro primo disco, pubblicato nel 1994. Mentre eravamo in tour, le persone ci chiedevano se avremmo fatto lo stesso anche con Il Vile. Ci hanno convinto».

Che cos’è cambiato da allora?

«Abbiamo cercato di diventare musicisti più consapevoli, di crescere e diventare sempre più bravi. Credo che questo tour dimostri che ci siamo riusciti. In tanti ci hanno fatto i complimenti per l’impatto tecnico del concerto, frutto dell’esperienza maturata in questi anni».

E le canzoni?

«Vent’anni fa esibivo in modo spudorato emozioni e sentimenti, ora non ci riuscirei. Ho più pudore, alcune cose le maschero. Certe isterie e rabbie appartengono al passato, al periodo in cui ho scritto determinati brani, adesso non le ho più. O ne ho altre».

Insomma Godano non ringhia più...

«Diciamo che ringhio se sono arrabbiato davvero, altrimenti no. Non mi è mai sembrato onesto mostrarmi rabbioso quando non lo ero sul serio. In questi anni sono andato in altre direzioni, in direzioni più poetiche».

Cioè?

«Ho elaborato, più o meno consapevolmente, il linguaggio. E mi sono appoggiato a riferimenti culturali. Diciamo che ho fatto riposare la pancia e ho lavorato più di testa».

Chi sono i suoi modelli?

«Ce ne sono tanti. Mi viene in mente il pittore Egon Schiele. E poi Nabokov. Uno, il disco pubblicato nel 2007, è interamente ispirato a La vera vita di Sebastian Knight. Precisamente alla lettera d’amore che viene ritrovata dopo un disastro aereo. C’è chi ha parlato in modo preoccupato di una svolta culturale di Godano (ride, ndr) ma queste persone non sanno cosa si perdono».

Si dice che con La lunga attesa abbiate chiuso un cerchio.

«Non so se abbiamo chiuso un cerchio, noi facciamo musica e pensiamo a un disco alla volta, assecondando il momento. Quando abbiamo lavorato all’album eravamo reduci dal tour per il ventennale di Catartica, eravamo ancora in quell’onda. Nel disco, però, al posto dell’irruenza di Catartica ci sono le oscurità de Il vile».

Se l’atmosfera è la stessa di allora, significa che nulla è mutato?

«Scrivendo il Vile, vent’anni fa, ci riferivamo a un individuo incapace di assumersi determinate responsabilità. Ma era una

vicenda più che altro umana, avulsa dal contesto sociale. Oggi, invece, la viltà è rappresentata dai leoni da tastiera, che immettono cattiveria e rabbia in rete in maniera codarda, visto che poi non hanno il coraggio di dire ciò che pensano nella realtà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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