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Torna in edicola l’ex fabbrica che non muore

Reggio Emilia, in vendita la ristampa del volume di Bellelli sulle Officine Reggiane 

REGGIO EMILIA. «Le Reggiane rappresentano davvero un pezzo di storia di questa città, e questo interesse verso il loro percorso lo conferma. Sono davvero parte di Reggio, più ancora delle altre grandi imprese che pure non sono mancate dalle nostre parti».

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Dopo due mesi in edicola assieme alla Gazzetta di Reggio, verrà ristampato e rimarrà in edicola “Reggiane. Cronache di una grande fabbrica italiana”, il libro scritto da Michele Bellelli e pubblicato da Aliberti compagnia editoriale.

Rimarrà in edicola a grande richiesta, dopo due mesi di interessamento e di acquisti (a 8.80 euro assieme al quotidiano), una piccola mobilitazione che ci ricorda davvero di come le Officine Reggiane siano nel cuore della città, dei suoi abitanti, di chi ha vissuto quei giorni e di chi se li è sentiti raccontare a ripetizione da genitori, zii e nonni. Da chi è nato al Cairo, il quartiere operaio creato attorno all’enorme complesso di via Agosti, a chi oggi passa nella zona della stazione e del Malaguzzi e si trova davanti a tracce dei tempi che furono.

C'erano una volta le Officine Meccaniche Reggiane Dal 1901 al 2008, la lunga epopea delle Officine Meccaniche Reggiane, tra fasti e grandi difficoltà, in questa nostra video-scheda

Il volume di Michele Bellelli, uno dei curatori dell’archivio storico reggiano gestito da Istoreco, ripercorre la storia dal principio, dalla nascita sino al crac e al fallimento, sancito definitivamente pochi anni orsono. «Ho saputo da tante persone che sono state apprezzate soprattutto le due parti che iniziano e chiudono il volume», racconta Bellelli.

«Per la prima volta è stata pubblicata una ricostruzione dettagliata dei primi anni di vita dell’azienda, del suo sviluppo come grande fabbrica del Nord Italia. E poi – aggiunge l’autore – il finale, visto che siamo riusciti a pubblicare per la prima volta gli atti relativi al fallimento, quello che ha messo davvero la parola fine alla storia delle Reggiane. Poi, l’interesse rimane alto a prescindere, queste officine hanno raccontato la storia della città, a partire dal loro nome. E hanno ospitato tanti momenti topici: c’è sempre molto interesse ad esempio sul periodo della costruzione degli aerei, così particolare, oltre che sulla fase della Resistenza e dell’occupazione».

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Questi sono i momenti del mito, fra gli anni ’40 e ’50, ma sono anche i momenti davvero meglio documentati. «Sì – conferma Bellelli – bene o male tutti conoscono cosa è successo negli anni dell’occupazione e della produzione del trattore R60, per dire. Qui mi si chiedono molti dettagli, ad esempio l’elenco dei trattori prodotti, dei vari modelli, alcuni momenti precisi di quel periodo così sentito. In più ci sono ancora tanti parenti, che sono curiosi di capire meglio cosa hanno vissuto i loro nonni e i loro zii in quegli anni», spiega.

Discorso simile per i moti del 28 luglio 1943, quelli che portarono all’uccisione di nove operai manifestanti: «A torto o a ragione – spiega l’autore – questo periodo viene inserito nella fase resistenziale, anche se siamo prima dell’armistizio. E le vicende legate ai moti sono comunque del periodo della Resistenza, come l’uccisione da parte dei gappisti reggiani di uno dei soldati che si sospettava avesse aperto il fuoco per primo sulla folla».

Ecco l'orologio marcatempo delle ex Officine Reggiane Massimo Storchi del Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia illustra il funzionamento dell'orologio marcatempo delle ex Officine reggiane, esposto alla mostra allo Spazio Gerra. Video di Enrico Rossi

I capitoli di interesse storico e sociale sono davvero tanti, le parole di Bellelli lo sottolineano per l’ennesima volta se ce ne fosse bisogno. E pure le richieste in edicola lo gridano a voce alta. Dal punto di vista storico, resta da chiedersi come possa procedere la ricerca: «Ormai la grande storia dell’azienda è fatta – afferma Bellelli – ma ci sono tutti gli archivi delle Reggiane da sistemare, un enorme quantitativo di materiale da studiare e da catalogare da cui poter trarre tante informazioni anche sui singoli percorsi delle tantissime persone che nel corso della loro vita hanno avuto rapporti con le Officine Reggiane».

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