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Quando amore e lavoro sono nel segno di Malaguzzi

Andrea Fantuzzi vive a Stoccolma e lavora per Ur, la Rai Educational svedese: «Qui tutti conoscono Reggio e prendono come modello la nostra pedagogia»

REGGIO EMILIA. Se n’è andato da Reggio a 23 anni per seguire l’amore, e ora lavora per Ur, il corrispettivo svedese di Rai Educational.

È la storia di Andrea Fantuzzi, un reggiano che 17 anni fa, dopo essersi diplomato all’istituto musicale Peri, si è trasferito a Stoccolma, e che ora, grazie a un ambiente più favorevole e a tanto ostinato impegno, ha fatto delle sue passioni un lavoro. «In realtà – racconta – per sopravvivere devo occuparmi di tanti progetti contemporaneamente: insegno e produco musica, faccio formazione agli insegnanti, suono...».

E lavora anche per Ur...

«Grazie alla fiducia della produttrice Tove Jonstoij, ho prodotto insieme alla mia compagna Ebba Theorell e ad alcuni amici anche reggiani, come Dario Vezzani e Marco Chittolini, cinque puntate del programma “Kusin Vaken”, in italiano cugino sveglio».

Di cosa si tratta?

«È un programma rivolto ai bambini in età prescolare, basato sulle interviste realizzate da Tove Jonstoij. Ogni puntata, trasmessa sulla radio (che qui si ascolta su internet), è formata da una storia e poi da canzoni scritte usando le parole dei bambini. Quest’anno il tema del programma era la musica, così parleremo della dinamica dei suoni forti e deboli, dei rumori artificiali prodotti dai giocattoli, della differenza della lingua in campagna e in città...».

Una sorta di educazione al suono, insomma...

«Sì. In pratica i bambini imparano cos’è il suono, anche dal punto di vista fisico, partendo dalla visione di un bambino come loro. D’altra parte Tove Jonstoij si è ispirata alla pedagogia di Loris Malaguzzi».

Siamo ancora un esempio nel campo dell’educazione dell’infanzia?

«Assolutamente sì. Qui tutti conoscono Reggio Emilia. O, meglio, della città non sanno nulla, non sanno se sia grande, piccola e precisamente dove si trovi, ma conoscono le teorie di Malaguzzi e le usano come modello».

È anche per la sua origine, dunque, che ha ottenuto questo prestigioso lavoro?

«Può essere. Di sicuro devo molto a Loris Malaguzzi, visto che ho conosciuto la mia attuale compagna durante uno dei primi corsi per atelieristi di Reggio Children».

È contento di essere emigrato in Svezia?

«Quando sono partito da Reggio, nonostante il mio diploma in clarinetto, quello che stavo per ottenere a Parma in sassofono, il fatto che suonassi in bande, orchestre e gruppi, e persino al Teatro Valli, non riuscivo a essere indipendente, a vivere di musica. Qui invece sì, ed è bellissimo».

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