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Studente di 17 anni stroncato da una rara forma di tumore osseo

Ha lottato per tre anni contro una forma rara di tumore alle ossa, poi all’alba di lunedì la sua forte fibra ha ceduto. Così Andrea Panciroli, studente al liceo linguistico di Roma, residente ad Albinea in via Ligabue 1/7, è morto all’età di 17 anni (ne avrebbe compiuto 18 a fine mese) nell’abitazione dei nonni materni, in via Respighi 10, a Regina Pacis. Lascia il padre Luca, imprenditore di 40 anni, la madre Paola, pure di 40 anni, il fratellino Tommaso, di 5 anni, e le sorelline Cecilia, 4 anni, e Beatrice, di 6 mesi.
 I funerali si svolgerannmo questa mattina, alle 10, nella chiesa di San Luigi Gonzaga alla Pappagnocca, la parrocchia dove il ragazzo ha ricevuto la prima comunione.
 Al termine del rito funebre, che sarà officiato dal parroco don Stefano Talenti, la salma verrà tumulata nella tomba di famiglia al cimitero di San Polo. Andrea riposerà per sempre vicino allo zio paterno Gabriele.
 I primi sintomi della grave malattia vennero alla luce circa tre anni fa. Dopo i primi accertamenti ed esami clinici, la conferma: si trattava di un tumore alle ossa, in una forma piuttosto rara.
 Il giovane è stato dapprima sottoposto ad un delicato intervento chirurgico all’istituto Rizzoli di Bologna, poi ha seguito una cura a base di chemioterapia. In un primo tempo pareva che Andrea si fosse ripreso poi, fra alti e bassi, è arrivato fino allo scorso mese di agosto, quando la malattia si è riacutizzata.
 Sempre assistito dai genitori, il giovane si è sottoposto ad altri accertamenti, che però non hanno lasciato speranze.
 Ospite nell’abitazione dei nonni materni, a Regina Pacis, Andrea ha cessato di vivere alle 5 di lunedì mattina.
 Andrea Panciroli era nato a Reggio il 30 dicembre 1990. Da ragazzino frequentò la parrocchia di San Luigi Gonzaga, dove ricevette il sacramento della prima comunione. Poi, dopo la separazione dei genitori, il giovane si trasferì a Roma con la madre, dove si iscrisse al liceo linguistico. Ma di fatto non ha mai abbandonato la sua città natale, dove aveva ancora gli amici e i parenti più stretti.
 Poi la malattia e il lungo calvario delle cure. «Andrea - dice il padre Luca - ha sempre sopportato con coraggio l’iter sanitario, anche se gli ultimi tempi sono stati molto difficili».