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Mike e Alicia ai supplementari per scongiurare il fallimento

Reggio Emilia, il lavoro del liquidatore della società di via Mogadiscio rischia di essere vanificato dalla relazione che i sindaci revisori avrebbero presentato alla procura 

REGGIO EMILIA. Non ci sta, l’imprenditrice montecchiese Barbara Morini, a passare per colei che sta facendo ammuina. E soprattutto non vuol lasciare nulla di intentato, «perché l’obiettivo - dice - è sempre stato e resta quello di salvare tutto il salvabile».

Invero, una buona fetta del salvabile se n’è andato in fumo quando Mike e Alicia dissero che non avrebbero iscritto la Reggiana al campionato di serie C.

Chiudendo di fatto i rubinetti, i due coniugi proprietari della Reggiana hanno messo ...

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REGGIO EMILIA. Non ci sta, l’imprenditrice montecchiese Barbara Morini, a passare per colei che sta facendo ammuina. E soprattutto non vuol lasciare nulla di intentato, «perché l’obiettivo - dice - è sempre stato e resta quello di salvare tutto il salvabile».

Invero, una buona fetta del salvabile se n’è andato in fumo quando Mike e Alicia dissero che non avrebbero iscritto la Reggiana al campionato di serie C.

Chiudendo di fatto i rubinetti, i due coniugi proprietari della Reggiana hanno messo in liquidazione la Reggiana 1919 e hanno come tagliato in due la storia centenaria delle gesta granata: da un lato le vestigia della squadra di una città e gli ultimi progetti naufragati anche per colpe altrui (leggasi l’amarissima uscita di scena ai playoff contro il Siena), dall’altro il futuro legato alle sorti della Reggio Audace, la nuova squadra della stessa città di prima, che però - anche per via della scelta fatta dai Piazza - dovrà ripartire dal calcio dilettantistico.

Ecco allora che, prendendo per buono il fatto che Barbara Morini non stia facendo ammuina, viene comunque da chiedersi in cosa consista il salvabile che si intende ancora salvare. Di più, oltre alle rassicurazioni del suo impegno, il commissario liquidatore, per ora non dice: «Ho accettato di svolgere questo ruolo perché me lo hanno chiesto i Piazza, due amici che reputo comunque persone perbene. E se anche avessero commesso errori, lo hanno fatto certamente in buonafede».

È questo il principale dossier a cui la Morini sta lavorando in questi giorni. Ed è chiaro che dietro quel generico termine si celano in realtà i debiti (tanti) e i crediti (pochi) lasciati fin qui dai Piazza. Un lavoro di analisi dei conti, ma anche di contatti e relazioni con gli stakeholders, che in gran parte sono fornitori che vantano crediti, ovvero tanti potenziali inneschi di un fuoco che si chiama fallimento e che potrebbe divampare in un attimo. Una ipotesi - quella dei libri in tribunale - che rischia di essersi fatta più concreta dopo che una relazione dei sindaci revisori di Ac Reggiana 1919 è stata depositata alla Procura della Repubblica. La mossa - da inquadrarsi in un’ottica di autotutela del collegio sindacale - rischia comunque di imprimere u na accelerazione sul fronte del possibile fallimento.

Ecco allora che in questa fase di grande fibrillazione diventa fondamentale per la vecchia società, vendere i cespiti e fare cassa. E quando si parla di Reggiana, i cespiti oggi si riducono a pochi gioielli di famiglia. Pensiamo anzitutto al marchio, ovvero al nome. E pensiamo alle quote societarie dello Store, il punto del merchandising di piazza Prampolini che Mike e Alicia controllano in società con il presidente della Reggio Audace Luca Quintavalli.

A quel che è dato sapere i due americani non hanno propositi di rivalsa con la nuova società ma perché possa avvenire un passaggio di consegne - ad esempio nell’utilizzo dei campi di via Agosti - è necessario che la vecchia società cominci a pareggiare i conti. —